Intervista alla Dott.ssa Adelia Lucattini  Il suicidio nei bambini, nuove tecnologie e didattica online. C’è una relazione?

Intervista alla Dott.ssa Adelia Lucattini  Il suicidio nei bambini, nuove tecnologie e didattica online. C’è una relazione?

Pochi giorni fa, un bambino in California è morto per un colpo di pistola autoinflitto mentre stava frequentando una lezione on-line su Zoom. Abbiamo intervistato la Dott.ssa Adelia Lucattini per cercare di comprendere se esista realmente 'un nesso', tra il malessere creato dalle lezioni online e questo drammatico avvenimento. Secondo importanti studi condotti, i cui stessi dati sono riferiti nel corso dell'intervista dall'Esperta Psichiatra e Psicoanalista Lucattini, il suicidio tra gli adolescenti che gli psichiatri dell’età evolutiva chiamano “il killer silenzioso e spietato” è prevalentemente correlato a disturbi depressivi. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che il suicidio è la seconda causa di morte negli under 30 dopo gli incidenti stradali, in Italia ci sono circa 4 mila suicidi ogni anno, il 5% vede protagonisti giovani al di sotto dei 24 anni ovvero parliamo di una un numero enorme: circa 200 l'anno. Il Journal of Child Psychology and Psychiatry ha evidenziato che in Europa il 20% degli adolescenti e mette in atto comportamenti autolesionistici periodicamente anche senza conseguenze tragiche, comunque è un numero molto elevato perché si parla di un adolescente su 5.

Pochi giorni fa un bambino è morto per un colpo di pistola autoinflitto mentre stava frequentando una lezione on-line su Zoom. Esiste un rapporto tra il malessere creato dalle lezioni online e questo drammatico avvenimento?

Ogni volta, che muore un bambino è sempre un avvenimento tragico, per il bambino, per la sua famiglia, i suoi compagni di classe, gli insegnanti per tutta l’intera comunità in cui viveva.

Riguardo a Adan Luis Llanos, che frequentava la Woodbridge Elementary School nella Northern California Central Valley, le indagini della polizia sono ancora in corso ma la famiglia ha più volte dichiarato ai Media che a loro avviso non si possa essere trattato di un suicidio ma che si tratti di un terribile incidente.

Lo zio che si è fatto portavoce, ha più volte affermato che ad  Luis era un bambino pieno di vita e gioioso e ha lanciato un appello a giornali e televisioni di spegnere questo fuoco che si è creato sui social in cui si afferma in modo pressante che sia stato un suicidio, ha inoltre lanciato una raccolta fondi per il funerale per aiutare la famiglia.

Riguardo lo stress creato dalle lezioni on line e le difficoltà di bambini e adolescenti, non frequentare la scuola a causa della pandemia, per la distanza dai propri compagni e l’isolamento sociale, questi elementi possono provocare delle ripercussioni, sia in termini di ansia che di depressione, è tuttavia, difficile pensare, che ci possa esserci un collegamento diretto con un suicidio.
Nel caso specifico di questo bambino, dalle fonti ufficiali consultabili, risulta che non fosse solo ma che si trovasse a casa con la sorella più grande, che stava seguendo anche lei lezioni online in un’altra stanza dell’abitazione.

A cosa è possibile attribuire quindi un evento drammatico, come questo?

Innanzitutto, bisogna comprendere che negli Stati Uniti è possibile avere armi con una relativa facilità rispetto all’Italia e all’Europa in generale, negli USA la regolamentazione non è severa come in Italia. La presenza di armi in casa negli USA non solo è possibile, ma inevitabile, anche se ritengo che le armi dovrebbero essere ben custodite e non accessibili ai bambini, che inevitabilmente potrebbero essere incuriositi, considerandole poco più di un giocattolo.

Esistono moltissimi casi di incidenti causati da arma da fuoco

In un recente studio sulle morti accidentali per armi negli Stati Uniti 39740 casi 5 458 sono stati accidentali e per quanto riguarda sotto i 25 anni bambini morti nel 2014 tra 0 e 19 anni per colpi accidentali sono stati 2549 e altri tre 2013, 1576 e sono rimasti feriti.

La maggior parte dei bambini hanno sparato ad un amico a un membro della famiglia ho un fratello più grande ma molto spesso anche a se stessi, gli adulti hanno un rischio molto maggiore di morire di colpi d’arma da fuoco o sparando Se per errore è proprio perché sanno utilizzare le armi.

D’altro canto. a marzo 2020 se comparata all’anno a marzo 2019  la vendita delle armi negli Stati Uniti è salita del 70% e le morti per colpi occidentali nei minori è aumentato del 43%.

Questo è un grandissimo problema che in Italia non ha queste proporzioni per regolamentazione molto seria rispetto al porto d’armi, la detenzione di armi e la loro custodia a casa.

Per venire alla sua domanda non si può escludere nessuna ipotesi sia la morte accidentale sia il suicidio.

Nel caso di questo bimbo è particolare il fatto che avesse sia l’audio che il video di Zoom fossero spenti durante la lezione, si può ipotizzare che stesse facendo qualcosa che non voleva che gli altri vedessero o chiaramente proibito come maneggiare armi vietato ai minori anche negli Stati Uniti, si può anche ipotizzare che forse annoiato e approfittando dell’assenza dei genitori, lasciato da solo, stesse giocando drammaticamente con una pistola.

Per quanto attiene il suicidio nei bambini, può fare riferimento ad una stima indicativa di studi condotti in merito, per fare meglio comprendere, con quale frequenza si verifica?

La Division of Child and Adolescent Psychiatry della Brown University dove sono stati condotti degli studi ha riferito che i bambini tra i 3 e i 7 anni hanno un basso tasso di suicidio, lo 0,17 su 100000 bambini e gli adolescenti hanno un tasso di 5,8 su 100 mila.

Il suicidio nei i bambini è un’evenienza possibile, poiché non hanno la percezione del tempo e la comprensione della morte in termini realistici ovvero che se si uccidono muoiono davvero.

I bambini possono suicidarsi poiché non hanno nessuna percezione che ha la morte corrisponde a morire davvero e non alle “vite” dei videogame. Questo, perché fino a sette anni di età non c’è la percezione di sé stessi come separati dal mondo esterno, dopo gli otto anni invece acquisiscono questa consapevolezza e quindi hanno paura di morire, di restare da soli, hanno crisi di ansia e depressione generalmente transitorie. Successivamente possono esserci incidenti, ma anche posso un plagio attraverso dei giochi criminali. Certamente, possono esserci anche delle patologie psichiatriche a precocissima insorgenza che possono determinare questi eventi, sono molto rare ma esistono.

Studi condotti in 17 stati USA tra 2003-2012, anno mostrato che tra i 5 gli 11 anni e sono morti per suicidio 87 bambini mentre tra i 12 e i 14 anni e 606 ragazzi

Gli studi hanno evidenziato che i  bambini elementari si suicidano per problemi relazionali  o familiari mentre gli adolescenti per problemi di tipo sentimentale che però nell’adolescenza sono anche dei fattori scatenanti in adolescenti che hanno una predisposizione a disturbi dell’umore o psicosi e che si scompensano a seguito di un fallimento sentimentale.

Un terzo dei suicidi tre i 3 e i12 anni erano bambini di minoranze e di colore e per lo più maschi e un terzo di questi aveva problemi mentali già diagnosticati. Si trattava di bambini con gravi forme depressive o psicosi a insorgenza precoce rarissime ma esistono e che avevano una tendenza a ad agiti impulsivi. anche se non con una progettazione un’intenzionalità magari. La frequenza è maggiore nei maschi perché i maschi usano modalità più cruente come l’uso delle armi, quindi è più difficile che si salvino dopo il gesto  e poter quindi essere curati. Negli adolescenti il suicidio a volte è la prima manifestazione della l’insorgenza di un disturbo psichiatrico importante soprattutto dello spettro bipolare o schizofrenico, quando accade in queste specifiche condizioni è difficile da intercettare e prevenire.

Si sente parlare spesso di suicidi nei bambini nei campi profughi, è una specificità?

Il suicidio nei bambini che si trovano nei campi profughi o migranti per guerre e persecuzioni o detenuti nei campi di detenzione è tutt’altra questione. Numerosi studi dimostrano il suicidio in quelle drammatiche condizioni avviene in relazione agli abusi subiti o perché è ridotti in stato di schiavitù o perché senza famiglia, soli, abbandonati, senza speranza. In quello stato emotivo e di deprivazione affettiva e ambientale, di violenza e paura, la gravità delle situazioni traumatiche spinge a togliersi la vita per disperazione o per sottrarsi ai carnefici.

E qual è la situazione in Italia?

 Il suicidio tra gli adolescenti che gli psichiatri dell’età evolutiva chiamano “il killer silenzioso e spietato” è prevalentemente correlato a disturbi depressivi. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che il suicidio è la seconda causa di morte negli under 30 dopo gli incidenti stradali, in Italia ci sono circa 4 mila suicidi ogni anno, il 5% vede protagonisti giovani al di sotto dei 24 anni ovvero parliamo di una un numero enorme: circa 200 l’anno.

Il Journal of Child Psychology and Psychiatry ha evidenziato che in Europa il 20% degli adolescenti e mette in atto comportamenti autolesionistici periodicamente anche senza conseguenze tragiche, comunque è un numero molto elevato perché si parla di un adolescente su 5.

A parte le malattie mentali che gli studi rilevano ed indicano ‘come rari’,  ci sono altri motivi?

Ci sono diverse cause quelle prevalenti soprattutto nei giovanissimi sono i fallimenti scolastici, bisogna capire se sono reali oppure immaginari perché dipende dai parametri che hanno gli adolescenti, altre cause sono di vessazioni da parte dei coetanei, il bullismo e il cyberbullismo soprattutto in questo periodo in cui è fortemente aumentato a causa della necessità delle lezioni on-line il revenge porn ovvero la pubblicazione on-line di filmati intimi per vendetta.

Che peso può avere il bullismo e cyberbullismo in un periodo in cui la didattica è on-line?

È necessario precisare che la didattica on-line di per sé non è un fattore di rischio, i fattori di rischio sono l’isolamento, la solitudine, la rarefazione dei contatti sociali, il non poter avere degli adulti di riferimento con cui poter parlare anche a scuola dove gli insegnanti svolgono un ruolo fondamentale nella crescita anche personale dei loro alunni e studenti. Ai ragazzi manca la positività di poter praticare sport, musica, di frequentare gli amici delle attività religiose di qualunque religione, in Italia le parrocchie che hanno un grande peso nell’educazione dei ragazzi come gli scout. In generale aver perduto dei punti di riferimento post-scuola che fanno parte della loro vita quotidiana non solo della loro formazione.

È però vero che il cyberbullismo è aumentato ed è un fenomeno complesso, per certi versi sfuggente che impegni ha molto gli esperti del settore come la Polizia Postale e gli psicoanalisti dei bambini e degli adolescenti. Di fatto i tentati suicidi a casa, a scuola talvolta anche per strada, sono più frequente di quel che non sembri anche se è necessario essere prudenti perché è difficile distinguere finché non si visita il bambino o all’adolescente capire se si ha un problema individuale, legato ad una malattia del bambino, se possa essere un disagio che il bambino vive a causa di situazioni familiari, in cui ci siano abusi psicologici o fisici, se siano stati abusati da estranei ma i genitori e la famiglia non lo sanno, se ci siano problemi di alcol e droghe, anche i pre adolescenti e gli adolescenti possono farne uso o se invece siano vittime di bullismo e soprattutto di cyberbullismo in questo periodo.

Quali possono essere alcune indicazioni per i genitori che in questo periodo seguono i propri figli nel percorso della didattica on-line?

Innanzitutto è opportuno tranquillizzare i genitori che la didattica on-line non è pericolosa, i ragazzi sono impegnati molte ore al giorno, sono comunque in contatto con i loro insegnanti con cui ha un rapporto non solo rispetto alla didattica ma anche personale e umano. Inoltre è noto che mentre i ragazzi sono in DAD hanno tra di loro dei gruppi WhatsApp in cui si parlano, riproducendo on-line il loro modo di comunicare in classe solo con un “mezzo di emergenza”, perché di questo si tratta: la DAD, una soluzione di emergenza pensata come possibile soluzione alternativa nel periodo di emergenza creata dalla pandemia. Possiamo dire, che il gruppo classe esiste ugualmente ed esistono battute, scambi, suggerimenti tra i ragazzi, proprio come in classe anziché col bigliettino o parlando a mezza bocca, attraverso le chat di classe!

L’importante è che i genitori e i ragazzi sappiano anche che la didattica on-line è stressante e molto faticosa, perché è nuova e perché dopo le numerose scuola on-line, a causa della pandemia non c’è la possibilità di incontrare fisicamente gli amici e quando si incontrano è assolutamente necessario per loro indossare le mascherine, mantenere la distanza fisica, igienizzare costantemente le mani. Tutte queste cose indispensabili per non ammalarsi, tenendo presente il Covid-19 è una malattia severa anche nei giovani se la carica virale è alta. Inoltre alla fatica quotidiana, si aggiunge che ormai perdura da molti mesi, per cui la “pandemic fadigue” di cui si parla tanto, colpisce naturalmente anche gli adolescenti e i preadolescenti.

Riguardo proprio agli effetti della pandemia e alla loro conseguente ‘reclusione’, vale a dire al loro divieto di socializzazione per questioni oramai ben conosciute, di ‘distanza sociale’, ritiene che i bambini ne risentano allo stesso modo, rispetto ai giovani adolescenti?

I bambini ne risentono meno perché comunque continuano ad andare a scuola e per loro mettersi la mascherina e lavarsi le mani è comunque un gioco e il rapporto principale è con i genitori e la famiglia, benché gli amichetti siano via via più importanti.

Diversamente nell’adolescenza c’è tanto bisogno del gruppo, il “gruppo dei pari”, dei coetanei, è fondamentale nella crescita psichica dei ragazzi, nell’acquisizione della loro autonomia psicologica e personale dalla famiglia, nella formazione della loro personalità. Anche l’età, in cui cominciano gli amori e in cui inizia un confronto diverso con gli altri, la mancanza di questa dimensione indubbiamente non è neutra, può creare dei disagi, a cui è necessario sopperire cercando una socialità minima per quanto possibile, il corrispondente per gli adulti del “kuffelconctact”, il compagno di coccole,  cioè che un amico/a da poter frequentare con costanza, per non restare da soli, per spezzare la catena del “virtuale” 12 ore al giorno.

Dove non sia possibile lo sport che continuino un’attività fisica a casa, ci sono moltissimi tutorial che i bambini possono seguire insieme ai genitori, mentre gli adolescenti possono far sport unendosi agli amici in gruppo on-line e utilizzare il computer o il cellulare non soltanto per la DAD, per scrivere messaggi o per giocare videogiochi ma per esempio per fare una sfida, le “challenge “ che a piacciono tanto, di piegamenti sulle braccia, le flessioni, tra maschi e per esempio, di ballo tra le femmine, in diretta come fanno registrandoli su TikTtok, ancora meglio, vicino a sè, se con un amico o amica scelti e negativi al Covid-19.

È importante capire che questa situazione molto stressante perché tutto è cambiato molto rapidamente e perché c’è una diffusa incertezza sulla fine della pandemia anche se questa è prevista e linea teorica con l’inizio della prossima estate, se dobbiamo seguire i modelli dell’andamento delle pandemie. Bisogna dare i ragazzi un tempo direi che la didattica on-line i sacrifici imposti sono a termine e che si tornerà alla normalità.

È importante fargli sentire i capiti e valorizzare gli sforzi che stanno facendo.

I genitori possono intuire se i figli sono a rischio depressivo o anche di suicido?

Naturalmente, è importante sapere che queste cose esistono per la non averne paura, non avere paura della depressione nei bambini e negli adolescenti. È necessario notare se i bambini diventano particolarmente iperattivi se hanno insonnia, se piangono o hanno delle paure più spiccate, più raramente si chiudono a riccio e non parlano. Questi sono tutti segnali che devono mettere sull’avviso i genitori e portarli e chiedere una consulenza anche da remoto con uno psicoanalista infantile

È poi importante parlare con i figli, chiedere come stanno, cercare di capirle anche se lo stessi possono non avere le parole per esprimerlo, ma è fatto stesso che gli venga chiesto li fa riflettere su se stessi.

Nessuno è in grado di capire se c’è un rischio immediato di suicidio nei bambini, negli adolescenti e negli adulti, a meno che non lo dicano esplicitamente. Può sembrare strano, ma gli esseri umani non hanno la capacità di leggere il pensiero degli altri, per cui se una persona non ne parla, nessuno può capire le sue intenzioni, neppure i pensieri o le idee suicidarie. Se accade che vi sia, è una un’improvvisa impulsività, a volte neppure chi tenta il suicidio era in grado di prevedere che avrebbe commesso un gesto autolesivo in quel momento.

Quali consigli può dare ‘in queste situazioni’?

Sempre chiedere senza timore né vergogna, una consulenza e un aiuto ad uno specialista, un neuropsichiatra infantile, a uno psicoanalista infantile e degli adolescenti, è sempre comunque è una cosa positiva che può sciogliere qualunque dubbio.

Nel caso dei bambini e dei preadolescenti naturalmente vengono sempre visti anche i genitori mentre per quanto riguarda gli adolescenti, i genitori e l’adolescente, possono essere visti anche separatamente, dipende dall’età e dalla situazione clinica.

È fondamentale intercettare il disagio il  prima possibile per poter intervenire a livello individuale e a livello familiare, sostenere il bambino e l’adolescente, ed aiutare anche i genitori in queste situazioni è indispensabile. I genitori sono sempre molto spaventati, molto affranti e addolorati, spesso sono arrabbiati e paralizzati al tempo stesso perché per un genitore il dolore dei figli non è sopportabile, anche per  questo hanno bisogno di aiuto, sostegno di indicazioni da parte di uno psicoanalista.

Dott.ssa Marialuisa Roscino

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