
Alberto Trentini libero dopo un anno di carcere in Venezuela
Alberto Trentini liberato dal carcere in Venezuela in seguito a una decisione della presidente ad interim Delcy Rodriguez. Tajani il primo a darne notizia. Venne arrestato a un posto di blocco mentre portava aiuti umanitari.
Alberto Trentini, il cooperante italiano che da più di un anno (per la precisione 423 giorni) era detenuto in Venezuela è ora libero e in attesa del rimpatrio in Italia.

Antonio Tajani
A darne la notizia è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani oggi all’alba. Il ministro ha spiegato che Trentini e Mario Burlò, imprenditore di Torino anch’esso liberato con le stesse modalità, si trovano nei locali dell’ambasciata italiana di Caracas.
Tajani è passato poi a sottolineare come la svolta nel rilascio sia avvenuta ieri sera, quando il suo omologo venezuelano Yvan Gil lo ha contattato per dirgli che Delcy Rodriguez, presidente ad interim del Venezuela in seguito all’arresto di Nicolàs Maduro, aveva appena deciso di liberare Trentini.

Delcy Rodriguez
Ricordiamo che Alberto Trentini era stato arrestato il 15 novembre del 2024. Era in missione per la Ong Humanity And Inclusion, per la quale si occupava di assistenza a persone disabili. L’arresto avvenne in seguito a un blocco stradale mentre Trentini viaggiava verso la città di Guasdalito, senza motivazioni ufficiali né motivi credibili. Solo una vaga e inconsistente incriminazione per terrorismo e cospirazione contro lo Stato.

Nicolàs Maduro
Poi è arrivato il comunicato della famiglia Trentini questa mattina, mentre nella loro Sant’Antonio del Lido di Venezia le campane suonavano a festa: “Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni. Ringraziamo tutti coloro che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili. Adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per essere stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza“.
