Brescia: Piercamillo Davigo indagato per rivelazione del segreto di ufficio nella vicenda dei verbali di Amara
Piercamillo Davigo, ex consigliere del Consiglio superiore della magistratura, è ora indagato a Brescia nell’ambito di un’inchiesta che arriva fino a Roma, coinvolgendo altri togati. Secondo l’accusa, il Pm Paolo Storari nel 2020 gli avrebbe consegnato alcuni verbali di Pietro Amara, riguardanti un’associazione segreta abbastanza potente da influenzare alcuni vertici dello Stato e della Magistratura. Davigo, da parte sua, ne parlò poi ad altre persone, provocando così l’accusa.

Piercamillo Davigo, fonte: Adnkronos
Era solo questione di tempo prima che si arrivasse a Davigo, che tra l’altro è stato anche giudice di cassazione ed ex pm di Mani Pulite, poiché sin dall’inizio era indicato come uno dei nomi principali di questa storia. Secondo quanto ricostruito, ad aprile dello scorso anno Davigo e il procuratore aggiunto Laura Pedio avrebbero ricevuto da Storari alcuni verbali segreti dell’ex avvocato esterno dell’Eni Pietro Amara, più volte indagato e infine arrestato il mese scorso con l’accusa di corruzione in atti giudiziari nel corso di un’inchiesta riguardante l’ex Ilva di Taranto.
I documenti facevano riferimento a un’associazione segreta chiamata “Loggia Ungheria”, in grado di condizionare alti burocrati dello stato, pilotare indagini e influenzare le nomine nella Giustizia italiana. Una situazione così grave che, secondo lo stesso Storari che temeva di essere boicottato dei vertici della Procura di Milano, andava chiarita il prima possibile, anziché essere abbandonata “In un limbo di immobilismo investigativo dai vertici della Procura“.
Davigo, a quel tempo ancora consigliere del Csm sino alla pensione a ottobre dello stesso anno, ne parlò poi con i vertici del Consiglio e con altre persone. Come ha spiegato a maggio scorso su La7 al programma “DiMartedì”, Storari gli aveva “Segnalato una situazione critica e consegnato il materiale necessario per farmi un’opinione, dopo essersi accertato che fosse lecito. Io spiegai che il segreto investigativo, per espressa circolare del Csm, non è opponibile al Csm” ma il vero problema era “Che, quando uno ha dichiarazioni che riguardano persone in posti istituzionali importanti, se sono vere è grave, ma se sono false è gravissimo: quindi, in un caso e nell’altro, quelle cose richiedevano indagini tempestive. Mi sembrava incomprensibile la mancata iscrizione“.

Pietro Amara
La Procura di Brescia, che già stava indagando su Storari, lo ha quindi iscritto nel registro degli indagati in base a un’accusa articolata su due passaggi. Il primo è concorso per istigazione nella rivelazione di segreti compiuta da Storari a Milano durante l’incontro tra lui e Davigo. Il secondo è la rivelazione compiuta direttamente da Davigo, quando a Roma esibì i verbali di Amara ad una serie di interlocutori, ascoltati poi un mese fa in gran segreto in una caserma dei carabinieri come persone informate dei fatti. Parliamo del vicepresidente del Csm David Ermini e di almeno 7 componenti: i laici Fulvio Gigliotti e Stefano Cavanna e i togati Giuseppe Cascini, Giuseppe Marra, Ilaria Pepe, Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita, oltre al presidente della commissione Antimafia Nicola Morra.
Ma c’è di più: nella Capitale i verbali finirono poi nelle redazioni di due giornali romani, che avvisarono i pm di Milano e Roma, e sulla scrivania del consigliere Csm Nino Di Matteo, che andò subito a dire tutto al procuratore Raffaele Cantone. A spedire il materiale fu un misterioso “Corvo”, in seguito identificato nella segretaria dello stesso Davigo al Csm, Marcella Contrafatto.
Un filone di indagini, questo,che rimane a Roma, poiché sembra che Davigo non fosse a conoscenza delle divulgazioni fatte dalla sua segretaria.
Ora inizia la fase in cui la Procura di Brescia dovrà fare ordine tra le versioni emerse dai colloqui con Ermini, Morra, e Davigo, che tra l’altro ha sempre difeso la sua correttezza e minimizzato il suo incontro con Morra.
Andrà anche esaminata la sua facoltà di Davigo di poter ricevere o meno, in veste di pubblico ufficiale, quei famosi documenti da Storari.
