Cannabis light, la sentenza della Cassazione crea confusione e molte attività chiudono

Cannabis light, la sentenza della Cassazione crea confusione e molte attività chiudono

La sentenza dice che è vietata la vendita di oli, resina, inflorescenze e foglie di marijuana sativa perché la norma sulla coltivazione non li prevede tra i derivati commercializzabili, a meno che questi prodotti siano in concreto “privi di effetto drogante”. Questo passaggio crea molti punti interrogativi. Intanto Salvini promette la chiusura di tutti i negozi

Cosa succederà ai negozi che vendono la cosiddetta cannabis light? È quello che si stanno chiedendo molti commercianti dopo la sentenza emessa giovedì scorso dalla Cassazione per la quale non è consentita la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti “derivati dalla coltivazione della cannabis sativa come l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina”. Per i supremi giudici infatti “la commercializzazione di cannabis sativa non rientra nell’ambito di applicazione della legge 242 del 2016, che qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà iscritte nel catalogo comune delle specie di piante agricole”. Stop quindi ai derivati della cannabis nei canapa shop così come nelle tabaccherie “salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”. Proprio questo limite imposto dai supremi giudici ha creato non poche perplessità, perché di fatto già adesso nei negozi si trova cannabis a bassissimo contenuto di THC, la sostanza considerata stupefacente se supera la soglia dello 0,5%. Almeno così dice la legge. Saranno dunque i giudici di merito, di volta in volta, a valutare ma, finché non vengono rese note le motivazioni e nel dettaglio cosa intende la Cassazione per “effetto drogante”, rimangono molti dubbi sul futuro di un settore in piena espansione. Al momento ogni commerciante a cui venisse contestata la vendita di cannabis light potrebbe ribadire che il contenuto di THC è quello considerato al di sotto della soglia drogante ma bisogna aspettare prima di cantare vittoria. Anche perché adesso dopo lo stop della Cassazione aumenteranno senza dubbio i controlli delle forze dell’ordine e quello che è successo a Macerata potrebbe diventare molto frequente.

Il caso di Macerata

A inizio maggio il questore Antonio Pignataro ha ordinato la chiusura di due negozi che vendevano cannabis light a Civitanova Marche, dove sono stati stati sequestrati 25 prodotti a base di cannabis. Secondo il questore veniva superava la quantità massima di principio attivo THC consentita dalla legge. Pignataro da tempo lotta contro la commercializzazione della cannabis light. “La cannabis legale non esiste e il limite di THC di 0,5 è ingannevole – aveva infatti ha spiegato. – La cannabis è l’anticamera dell’inferno, è l’anticamera dell’eroina e l’anticamera della cocaina”. La battaglia di Pignataro è sostenuta dal ministro Matteo Salvini che più volte ha promesso di chiudere uno a uno i numerosi negozi di cannabis light che hanno aperto in Italia negli ultimi due anni. “Siamo contro qualsiasi tipo di droga, senza se e senza ma, e a favore del divertimento sano”, ha più volte commentato. Molti esponenti di destra e centrodestra sono dalla sua parte, a partire da Giorgia Meloni.

Opinioni discordanti in merito alla sentenza della Cassazione

All’agenzia AGI il presidente dell’Associazione italiana cannabis light Antonio Ricci ha parlato di una possibile “pietra tombale di un’intera filiera industriale che si è sviluppata negli ultimi anni”. Carlo Alberto Zaina, avvocato difensore dell’imprenditore di Ancona denunciato l’estate scorsa e dal cui caso si è arrivati alla sentenza della Cassazione, è invece sembrato più ottimista: “Per come è stata scritta la massima della Cassazione non scioglie alcuni nodi e quindi i supremi giudici di fatto si sono limitati a ribadire principi già conosciuti – ha spiegato in sostanza su Facebook. – A tutti i commercianti dico che la loro attività è tuttora possibile e che non devono abbandonare ed abbattersi”.

Il mercato

Perché le persone acquistano la cannabis light? Per il presunto effetto calmante. Il THC dovrebbe in teoria essere bassissimo ma ci sono altri principi attivi, in particolare il CBD, una sostanza ritenuta molto rilassante che è non considerata droga e che può avere concentrazioni anche del 20-30%. Molti esercizi però, già dal primo giorno dopo la sentenza, nella più totale confusione e senza aspettare le motivazioni della Cassazione che specificheranno cosa è lecito e cosa no, hanno deciso di chiudere i battenti o comunque di cessare la vendita della cannabis light. Ma il mercato resta comunque florido. Secondo la Coldiretti ci sono in Italia almeno quattro mila ettari coltivati a canapa da due mila aziende agricole e nel 2018 il Consorzio nazionale per la tutela della canapa industriale ha stimato un giro d’affari di ben 150 milioni di euro.

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