
Caso Ragusa, La Cassazione condanna in via definitiva Antonio Logli a 20 anni di carcere
Dopo 7 anni dalla scomparsa di Roberta Ragusa si chiude questa intricata vicenda giudiziaria. Il principale accusatore di Logli è Loris Gozi, vicino di casa della coppia
Giustizia è stata fatta per Roberta Ragusa. Ora quegli occhi azzurri vigili, che hanno intenerito l’opinione pubblica, potranno chiudersi per sempre, in pace. La Cassazione ha confermato i 20 anni di reclusione per Antonio Logli, l’unico imputato finito a processo per l’uccisione della moglie, scomparsa sette anni fa dalla sua casa di Gello, nel comune di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. Gli ermellini hanno reso definitivo il verdetto emesso il 14 maggio 2018 dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze.
Logli si è detto disperato alla lettura della sentenza definitiva mentre i parenti della vittima sono rimasti soddisfatti. “Finalmente si smetterà di dire che Roberta era in giro a divertirsi – hanno detto a caldo. – E’ morta, lo ha detto anche la Cassazione. Giustizia è fatta”.
L’imputato ha atteso il verdetto assieme alla figlia Alessia ed alla compagna Sara Calzolaio in una camera d’albergo a Pisa, lontano dai riflettori. Non è mai stato in carcere fino ad ora ma ha sempre avuto l’obbligo di residenza nel comune di San Giuliano Terme e il divieto di allontanarsi dalla provincia di Pisa. Ora per lui si sono aperte le porte del carcere di Livorno che sarà la sua “casa” per i prossimi 20 anni.
La tragedia è avvenuta la notte tra il 13 ed il 14 gennaio 2012. Nonostante le estenuanti ricerche nei boschi, nelle campagne e nei pozzi della zona, il corpo della donna non è mai stato trovato.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il movente dell’omicidio è stata la scoperta da parte di Roberta che il marito aveva una amante: la notte in cui scomparve Logli fu infatti beccato al telefono proprio con Sara Calzolaio. Ne nacque un litigio tra i due coniugi che portò poi all’omicidio.
La procura ha sempre basato la tesi della colpevolezza di Logli sul racconto reso dal principale teste della vicenda, il vicino di casa Loris Gozi che agli inquirenti ha spiegato di aver visto quella notte l’uomo litigare in strada con una donna e di averlo visto mentre la spingeva in auto prima di allontanarsi. L’accusa sostiene infatti che Logli abbia costretto “con violenza la moglie Roberta Ragusa a salire in auto”, l’abbia poi uccisa volontariamente e poi abbia soppresso il corpo ”al fine di assicurarsi l’impunità per l’omicidio” e impedire ”in modo permanente il ritrovamento” del cadavere.
Logli dal canto suo si è sempre proclamato innocente, riferendo ai magistrati tutt’altra versione: cioè che lui la notte della scomparsa era a letto e prima di andare a dormire aveva lasciato la moglie in cucina intenta a fare la lista della spesa. Ma la sua versione non regge perché, oltre a Gozi, almeno altri due testimoni hanno confermato di averlo visto in strada vicino casa.
Ora questa vicenda giudiziaria, che per anni ha appassionato l’opinione pubblica, si è finalmente conclusa.
