
Criminalità: scoperto arsenale armi da guerra ad Andria. Titolare masseria incensurato
Non trova conferma ufficiale finora un presunto collegamento con le indagini relative all'arresto, avvenuto sabato scorso, per presunta corruzione del gip Giuseppe De Benedictis, fino a qualche giorno fa in servizio nel tribunale di Bari. Anche in quel caso, come in questo, le indagini sono state affidate alla Dda della Procura di Lecce (competente a indagare magistrati in servizio nella Corte di Appello di Bari). Il magistrato, residente a Molfetta, ieri è stato sottoposto a un lungo interrogatorio di garanzia, ammettendo le sue responsabilità, oggi ha chiesto e ha ottenuto di essere nuovamente interrogato in carcere a Lecce dal pm inquirente alla presenza dei suoi difensori. Insieme a lui ampia confessione è stata resa, sempre ieri, dall'avvocato Giancarlo Chiariello, anche lui arrestato per corruzione. Secondo gli investigatori il legale avrebbe pagato a De Benedictis delle somme di denaro per ottenere provvedimenti favorevoli come scarcerazioni o arresti domiciliari a favore di suoi assistiti, presunti esponenti della malavita barese, garganica e foggiana.
E’ un agricoltore incensurato il titolare della masseria poco fuori la città di Andria, dove questa mattina la Squadra Mobile della Questura di Bari, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, ha scoperto e sequestrato un arsenale ingentissimo di armi da guerra ed esplosivi: 65 mitragliatori d’assalto, 33 fucili, tra cui carabine di precisione; 99 pistole; mine anticarro; bombe a mano, circa 3400 detonatori; circa 10 silenziatori per bombe a mano e mitragliette. Erano nascoste in un ambiente piccolo interrato, esteso due metri per due, ricavato sotto una botola e raggiungibile con una scala di ferro.
Le armi erano quasi tutte avvolte in involucri di plastica, alcune erano contenute nei classici foderi di pelle.
Secondo le indagini, l’uomo, che adesso dovrà chiarire la sua posizione, non avrebbe collegamenti con la criminalità organizzata della sesta provincia. Sulle tracce dell’imponente arsenale si è giunti grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e documentazione fotografica. Gli atti delle indagini, che a quanto si apprende sono partite 4 mesi fa, sono stati trasmessi dalla Procura di Bari a quella di Lecce e in particolare alla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino in base a valutazioni procedurali.
