Ponte Morandi: la difesa considera “Inattendibili le dichiarazioni di Mion”

Ponte Morandi: la difesa considera “Inattendibili le dichiarazioni di Mion”

Gianni Mion, ex amministrator delegato di Benetton, riferì che già nel 2010 era a conoscenza del rischio crollo del ponte Morandi. Dichiarazioni che ora i legali degli indagati definiscono “Del tutto prive di riferimenti oggettivi”.

Lunedì scorso, nel corso dell’ultimo processo sul cedimento del ponte Morandi, che crollò il 14 agosto 2018 crollò provocando 43 morti e 566 sfollati, le dichiarazioni di Gianni Mion, ex AD di Benetton, sono state giudicate inattendibili da parte dei legali degli indagati. Il processo coinvolge 59 imputati, tra ex-manager di Autostrade, ex-dirigenti e funzionari del Ministero delle Infrastrutture.

Tutto ruota intorno ad alcune dichiarazioni di Mion, che afferma di essere stato a conoscenza del rischio di crollo già nel 2010: “Emerse che il ponte aveva un difetto originario di progettazione e che era a rischio crollo. Chiesi se ci fosse qualcuno che certificasse la sicurezza e Riccardo Mollo mi rispose ‘ce la autocertifichiamo’. Non dissi nulla e mi preoccupai. Era semplice: o si chiudeva o te lo certificava un esterno. Dopo quella riunione avrei dovuto fare casino, ma non l’ho fatto. Forse perché tenevo al mio posto di lavoro. Non ho fatto nulla, ed è il mio grande rammarico“.

Gianni Mion

I ruoli di Mion, all’epoca, comprendevano quello di membro del Consiglio di amministrazione di Autostrade per l’Italia amministratore delegato di Edizione, la holding finanziaria della famiglia Benetton (Poi venduta a Cassa Depositi e Prestiti nel 2022. Benetton ne ricavò 8 mld di euro) che oltre a controllare le autostrade italiane si occupava della gestione e della manutenzione del ponte Morandi. Si dimise poi in seguito alle intercettazioni in cui criticava la gestione della vicenda del ponte Morandi.

La dichiarazione di Mion si riferisce a una riunione del 2010, otto anni prima del crollo, a cui presero parte Giovanni Castellucci, Amministratore delegato di Aspi, il direttore generale Riccardo Mollo, Gilberto Benetton, il collegio sindacale di Atlantia e, secondo quel che ricorda Mion, anche vari tecnici e dirigenti di Spea.

Le dichiarazioni di Mion sono però state smentite dai legali degli indagati: “Mion è inattendibile”, hanno dichiarato ieri gli avvocati in un comunicato congiunto “Le sue dichiarazioni sono risultate del tutto prive di riferimenti oggettivi e riscontrabili e rese da un soggetto che all’ esito dell’esame si è dimostrato inattendibile“.

Il ponte Morandi dopo il crollo

Per certo vi è che il signor Mion della riunione ‘memorabile’ (Quella del 2010, ndr) non ricordava il giorno, il mese, l’anno, la stagione e neppure i partecipanti e, ad espressa domanda della difesa, ha smentito la consapevolezza di qualsiasi rischio di crollo. Anzi ha confermato che gli uffici tecnici preposti avevano garantito la sicurezza della infrastruttura” concludono gli avvocati.

Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, definisce le dichiarazioni “Agghiaccianti”: “Da un lato emerge francamente un lato di squallore umano gigantesco, ma dall’altro un vuoto normativo o quantomeno un cortocircuito ancora più grave, perché riguarda il fatto che si riteneva che fosse il concessionario pubblico a controllare il suo buon operato e a darsi i voti. Un po’ come se fossero gli studenti a darsi i voti al compito di latino a scuola. Credo che uscirebbero tutti 9 e tutti studenti ignoranti“.

È piuttosto disarmante che un consiglio di amministrazione che ha responsabilità sociali ed economiche così importanti nel Paese abbia girato la testa di fronte al rischio effettivo del crollo del ponte Morandi” prosegue Toti “Mi auguro che i giudici non solo lo dimostrino, ma lo sanzionino con il dovuto rigore”.

In questa storia Gianni Mion non è indagato, ma non teme cambiamenti futuri: “Se mi devono indagare lo facciano, decidano loro. Facciano quello che ritengono giusto. Non è detto che la giustizia trionfi sempre. Io quello che dovevo dire l’ho detto, quello che potevo fare l’ho fatto e poi c’è quello che dovevo fare e non ho fatto”.

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