Ponte Morandi: oggi il terzo anniversario. La Regione Liguria valuta di costituirsi parte civile
Tra commemorazioni e ricostruzioni, si sta svolgendo oggi il terzo anniversario del crollo del ponte Morandi. Cartabia: “Non c’è mai stato rischio di prescrizione per il processo sul ponte Morandi, almeno per i reati più gravi”.

“Ancora oggi resta molto difficile poter descrivere il sentimento di incredulità e di disperazione di fronte alle immagini del crollo del Ponte Morandi, una tragedia che poteva, e doveva, essere evitata. Ai familiari delle vittime va la nostra vicinanza, come a tutta la città di Genova” dice con un post su Facebook il presidente della Camera, Roberto Fico.
Facciamo un passo indietro per ricordare: alle 11.36 del 14 agosto 2018, nel corso di un temporale, un tratto di 250 metri del viadotto Polcevera, più famoso come ponte Morandi, crollò provocando 43 morti e 11 feriti tra gli operai presenti sotto la struttura e gli automobilisti che vi transitavano. Per timore di ulteriori crolli vennero sfollate in poche ore 566 persone, che non rientrarono più nelle loro case sotto al pilone 10. Due giorni dopo il Governo dichiarò lo stato di emergenza, poi prorogato per i tre anni successivi, e nello stesso tempo venne istituita una zona rossa invalicabile intorno alla zona del crollo.
Dopo un lungo dibattito, si decise di demolire quel che restava del ponte, allora in mano alla società Autostrade e a Benetton, e ricostruirlo da zero. Il Governo Conte varò il Decreto Genova per agevolare le procedure amministrative, mettendo il tutto nelle mani del sindaco Marco Bucci, per l’occasione nominato commissario dotato di poteri straordinari. Tutto questo costituì poi la base giuridica, chiamata Modello Genova, di tutti gli indennizzi associati all’emergenza.

Due consorzi si aggiudicarono la ricostruzione (dalla quale Autostrade venne esclusa in automatico): dalla parte dei costruttori la Italferr, WeBuild e Fincantieri, mentre da quella dei demolitori furono Ireos spa, Fagioli spa, Ipe Progetti srl e Fratelli Omini spa. Un consorzio di aziende che prese il nome di “Per Genova”.
Il ponte, che all’epoca del crollo veniva percorso da 73mila mezzi al giorno, venne progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi, uno che aveva dalla sua un curriculum eccellente, inclusa la progettazione di altre strutture simili al Polcevera: il viadotto della Fiumarella (Catanzaro) lungo 467 m, il ponte di Maracaibo in Venezuela lungo quasi 9 km, il ponte delia Vella, presso Sulmona. Ma anche un hangar a Firenze che la dice lunga sull’abilità di Morandi come ingegnere, dal momento che i suoi 3.500 mq si reggono senza bisogno di sostegni intermedi.
Ma nel caso del viadotto Polcevera ci furono due problemi, all’epoca poco conosciuti. La manutenzione e la durabilità della struttura. Al punto che, 12 anni dopo l’inaugurazione, un rapporto intitolato “”Il comportamento a lungo termine dei viadotti sottoposti al traffico pesante e situato in un ambiente aggressivo ambiente: il viadotto sul Polcevera in Genova” spiega come al tempo della progettazione del ponte Morandi molte nozioni su resistenza e usura fossero poco conosciute.
Oggi
La commemorazione di oggi è iniziata già nella serata di ieri con tre diverse fiaccolate in altrettante zone di Genova: Castello Foltzer, Piazza Masnata e Ponte di Cornigliano. Da lì i partecipanti si sono diretti verso il torrente Polcevera, dove si trova una passerella del Ponte delle Ratelle, che verrà dedicata alle vittime del crollo e rinominata “14 agosto 2018”. Da tempo i cittadini e i parenti delle vittime si ritrovano lì ogni 14 del mese per lanciare una rosa bianca nel fiume.
Alle 8.30 l’arcivescovo Marco Tasca ha officiato una messa nella chiesa di San Bartolomeo della Certosa. Oltre ai cittadini di Genova, hanno partecipato varie personalità tra cui l’imam Salah Husein, il sindaco Marco Bucci, il Ministro delle infrastrutture Enrico Giovannini e il Ministro della Giustizia Marta Cartabia.

Marta Cartabia
Non sono mancate le dichiarazioni. “Non bastano le medaglie olimpiche per risollevare la dignità di un Paese, vogliamo certezze sul fatto che la riforma non vada a compromettere i procedimenti attuali” ha dichiarato infatti Egle Possetti, presidente del comitato Vittime del ponte Morandi, che nel crollo ha perso la sorella, il cognato e due nipoti “Ci lascia perplessi che ci sia una ricorrenza per la ricostruzione. Dovrebbe essere una cosa normale che si realizzi un ponte in tempi normali. Quello che non è normale è che un ponte crolli. Non condividiamo tanto l’enfasi di questa ricostruzione: certo, è stato fatto un bel lavoro. Speriamo duraturo. Ma non chiedeteci di celebrarlo. Non salirò mai su quel ponte. Ogni volta che vado a Genova scelgo percorsi alternativi pur di evitare di attraversarlo”. A rassicurarla è la stessa Cartabia, che ha confermato come il rischio di prescrizione sul processo ai responsabili del crollo sia praticamente nullo.
Parole, quelle della Cartabia, condivise anche da Francesco Cozzi, ex procuratore capo di Genova, in occasione della cerimonia di posa della prima pietra del Memoriale dedicato alle vittime del crollo: “Sono convinto che non ci sarà nessuna prescrizione, salvo per i reati di minore importanza che sono stati doverosamente contestati, come l’omissione di atti d’ufficio per cui i tempi di prescrizione sono molto brevi. Per i reati più gravi come l’omicidio colposo o il disastro, i termini di prescrizione sono molto avanti e credo che i giudici sapranno giudicare in tempi ragionevoli”.
Ora, al posto del Morandi, c’è un nuovo viadotto chiamato “Genova san Giorgio”, pagato 450 mln di euro da Autostrade e progettato da Renzo Piano.
Il processo
Ma torniamo al lato giudiziario. Il primo luglio del 2019 la Guardia di finanza divulgò i filmati del crollo, prima secretati per le indagini. Da lì parti un’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Genova Francesco Cozzi e chiusa di recente, dopo due incidenti probatori, oltre 200 testimoni ascoltati, 60 terabyte di materiale sequestrato e migliaia di intercettazioni, con 69 indagati oltre alle due società Autostrade per l’Italia e Spea Engineering, responsabile delle manutenzioni.
A sentire i periti del Gip (Giudice indagini preliminari) il crollo è stato causato dalla corrosione di dello strallo che reggeva il pilone numero 9, oltretutto il 99% dei trefoli d’acciaio interni era in condizioni pessime. Il 15 ottobre ci sarà l’udienza preliminare davanti al Gup (Giudice udienze preliminari) Paola Faggioni, e le accuse per i 59 rinviati a giudizio (tra i quali l’ex amministratore delegato di Aspi, Giovanni Castellucci) sono crollo doloso, omicidio stradale, omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso, omissione d’atti d’ufficio e rimozione dolosa di dispositivi per la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Da parte sua la Regione intende costituirsi parte civile: “Stiamo valutando con i nostri avvocati la costituzione di parte civile. Sicuramente tuteleremo gli interessi di Regione Liguria nel modo più efficace ed efficiente. Credo che la costituzione di parte civile sia uno di questi modi, ma non sono un avvocato né un dibattimentalista d’aula. Quando sarà il momento ovviamente Regione Liguria farà tutto quello che serve per garantire supporto a un processo importante e soprattutto risarcimenti per un territorio che ha sofferto tanto” ha infatti confermato il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti.
Proprio in questi giorni lo Stato italiano, socio in maggioranza di un consorzio internazionale, intende partecipare al pagamento di 9 miliardi e 300 milioni di euro per acquisire la società Autostrade (acquisto approvato dalla holding Atlantia due mesi fa), pagando con il denaro della Cassa depositi e prestiti, ovvero con le tasche dei contribuenti. Tra l’altro i 9 miliardi di questa operazione, contro la quale 17 parlamentari hanno appena presentato un esposto alla Procura di Roma, andrebbero divisi in base alle quote societarie, alcune delle quali sono detenute dalla famiglia Benetton.
