Francia e migranti: radicalismo, narco banditismo e la mancanza di soluzioni
Dopo aver ignorato l’invito ad aiutare l’Italia nel gestire il flusso di migranti, lanciato di recente dal ministro Luciana Lamorghese, Macron e Merkel confermano il rifiuto alla redistribuzione automatica. Ma in Francia le cose non sembrano andare meglio.

Lamorgese ci ha provato, sostenuta dalla commissaria UE agli Affari interni: chiedere ai paesi dell’Unione un aiuto concreto nella redistribuzione dei migranti che giungono in Italia, bloccati per anni nel nostro Paese a causa dell’ormai obsoleto Regolamento di Dublino.
Tra rifiuti netti e vaghe promesse, il massimo che sono riuscite a ottenere è che la Francia accoglierà soltanto i migranti che hanno i requisiti per chiedere la protezione internazionale. Risposta che, di fatto, rappresenta di per sé un rifiuto, poiché la maggior parte dei richiedenti asilo questi requisiti non li ha.
La motivazione è che l’Italia, insieme alla Spagna, stia gestendo male il fenomeno dell’immigrazione che come ogni anno, all’arrivo della bella stagione, sta tornando a toccare numeri alti. L’accusa è partita da Gerald Darmanin, ministro dell’Interno francese ed esponente di La République En Marche!, il partito fondato dal presidente Emmanuel Macron.

Gérald Darmanin, fonte: Adnkronos
In un’intervista rilasciata quotidiano Le Parisien il 21 maggio scorso, il ministro ha ammesso che l’immigrazione “È un problema europeo” ma “i nostri amici spagnoli e italiani si trovano di fronte all’arrivo di un gran numero di immigrati che vengono controllati male”.
Ma in Francia non sembra che se la passino meglio. La miccia è partita il 2 ottobre dello scorso anno, quando il presidente francese annunciò di voler combattere il “Separatismo islamista” riformando in senso laico e repubblicano l’islam praticato in Francia, attraverso una legislazione apposita ed effettuando controlli più severi nei confronti di imam estremisti e luoghi di radicalizzazione.
Le reazioni degli ambienti estremisti furono l’omicidio del professore Samuel Paty alle porte di Parigi, l’uccisione di tre persone a Nizza e tre mancati attentati a Lione, Sartrouville e Avignone. In quell’occasione Macron dichiarò che “L’islam in Francia deve essere liberato dall’influenza straniera”, anche se, col senno di ora, la sua sembra più una strategia per non lasciare l’esclusiva di questi temi alla leader di destra Marine Le Pen in vista delle presidenziali francesi del 2022.

Emmanuel Macron, fonte: Adnkronos
In seguito a quelle dichiarazioni ci furono vari dibattiti e reazioni politiche intorno al tema dell’immigrazione in Francia. A confermare che non si tratta di timori infondati è una lettera pubblicata il 21 aprile di quest’anno sul settimanale Valeurs Actuelles, scritta da venti generali e firmata da cento alti gradi e un migliaio di soldati. Più che un appello a Macron, il testo sembra un avviso in cui i militari denunciano la grave situazione di molti quartieri francesi, che a oggi ospitano un gran numero di migranti radicalizzati.
“Se nulla verrà fatto” affermano i militari nella lettera aperta al settimanale “Il lassismo continuerà a propagarsi inesorabilmente nella società, provocando infine un’esplosione e l’intervento dei nostri commilitoni in servizio in una perigliosa missione di protezione dei nostri valori civili e di salvaguardia dei nostri compatrioti sul territorio nazionale”.
Al di là delle critiche che hanno accolto la lettera dei militari, nella quale alcuni hanno visto un regalo alla campagna elettorale di Marine Le Pen, è innegabile che anche in Francia la gestione del radicalismo e dell’immigrazione sia tutt’altro che funzionante.
Il Paese ospita milioni di immigrati, qualche numero: circa 300 gli imam stranieri, in gran parte provenienti da Marocco, Algeria e Turchia. 236 gli immigrati illegali identificati come radicalizzati, dei quali solo 113 ora espulsi. 250 i detenuti nelle carceri francesi per reati collegati al terrorismo di matrice religiosa. Circa 15 mila gli individui sorvegliati perché sospettati di attività di radicalizzazione. 23 i casi accertati di ex militari, molti dei quali provenienti dai reparti della Legione Straniera, che si sono arruolati in organizzazioni terroristiche.
La maggior parte di queste persone vive in 150 quartieri sparsi per la Francia, le famose banlieue che secondo quanto dichiarato dalla Direction générale de la Sécurité intérieure (i servizi segreti francesi) sono ormai controllate da gruppi più o meno organizzati e collegati all’islam radicalizzato.

Un blitz dei reparti speciali francesi in una banlieue, durante l’arresto di un giovane integralista, fonte: Adnkronos
In gran parte di queste zone, che il noto politologo Fabrice Balanche definisce “Mini-stati islamici”, l’islam radicale e la criminalità organizzata hanno iniziato a collaborare. Gli integralisti si finanziano tramite la criminalità, e la criminalità fornisce manovalanza agli integralisti. Una simbiosi che ha dato origine al fenomeno del narco banditismo, un termine che in Francia comprende un intero universo criminale composto da Cartelli organizzati e piccole bande urbane quasi esclusivamente di origine sub-sahariana e magrebina.
Parliamo di gruppi specializzati nel traffico di stupefacenti (cocaina e marijuana soprattutto) e caratterizzati, oltre che da legami con l’islam radicale, anche da continue lotte intestine per il controllo dei quartieri. Un traffico che rende: nella sola Marsiglia, una delle città più colpite da questo fenomeno, il traffico di droga rende ai Cartelli qualcosa come 15 milioni di euro al mese.
Quartieri considerati inaccessibili, una sorta di East Harlem francese, dove persino le Forze dell’ordine non si avvicinano: in una di questa zone a Carpentras, il 5 maggio scorso, è stato ucciso un agente di polizia.
Il problema della ghettizzazione e dell’islam radicale in Francia non è recente. Già nel 2005 in molte banlieue, o quartiers sensibles come li chiamano da quelle parti, vi furono gravi disordini che si chiusero con 3 mila arresti, 3 decessi e 126 poliziotti feriti. Queste zone sono spesso il covo di frange estremiste, dove la disoccupazione e la presenza di gruppi criminali non offrono valide alternative ai giovani (la maggior parte degli integralisti ha meno di 30 anni).
Il terrorismo è figlio di due genitori: un integralismo di base già presente nel paese di origine, prendiamo ad esempio la Nigeria, e il fallimento dei modelli di accoglienza nei paesi di accoglienza, in primo luogo Italia e, appunto, Francia, basati principalmente sull’assimilazione, non sull’integrazione.
