Gaza: gli ostacoli ai negoziati tra Hamas e Israele

Gaza: gli ostacoli ai negoziati tra Hamas e Israele

Accordo tra Hamas e Israele su due punti chiave dell’accordo su cessate il fuoco. Ma rimane bloccato il terzo punto, più importante: la presenza delle forze dell’Idf a Gaza. Nel frattempo Katz propone un centro di raccolta dove sfollare 600mila palestinesi.

La presenza dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza è ancora il punto cruciale, ancora irrisolto, dei negoziati tra Israele e Hamas per il rispettivo rilascio degli ostaggi e il cessate il fuoco.

Donald Trump

Intanto le due delegazioni, quelle di Tel Aviv e di Hamas, avrebbero trovato intesa su altri due punti importanti. Il primo è la garanzia da parte degli USA che Israele non riprenderà i raid e i combattimenti allo scadere del cessate il fuoco temporaneo (60 giorni). Bishara Bahbah, un cittadino Palestina-americano che opera nei canali diplomatici non ufficiali, avrebbe confermato ai vertici di Hamas che l’amministrazione di Donald Trump intende impegnarsi per impedire la ripresa, almeno unilaterale da parte di Tel Aviv, del conflitto a Gaza.

Il secondo punto riguarda la gestione degli aiuti umanitari diretti nella Striscia. L’intesa prevede un maggiore ruolo delle organizzazioni internazionali, in particolare delle Nazioni Unite, ma a gestire gli aiuti umanitari sarà un terzo ente, al di fuori del controllo sia di Hamas che di Israele. Questo esclude la Gaza Humanitarian Foundation, controversa in quanto sostenuta da USA e Israele.

Israel Katz

Se su questi due punti sembra ci sia un accordo, rimane da risolvere quello della presenza delle forze israeliane nella Striscia, che genera una situazione di stallo: per Hamas la permanenza dell’Idf nel territorio di Gaza rimane un’occupazione militare intollerabile e grave. Mentre Tel Aviv considera il ritiro del suo esercito da Gaza una cancellazione del suo obiettivo primario, ovvero l’eliminazione di Hamas sia come forza militare che politica.

Nel frattempo Israel Katz, ministro della Difesa di Tel Aviv, ha annunciato un piano per creare un campo di raccolta dove riunire i circa 600mila palestinesi che vivono a Mawasi, dove erano già stati sfollati da altre zone della Striscia.

Michael Sfard

Per Katz l’obiettivo è quello di creare “Una zona sicura e controllata” dove concentrare tutta la popolazione civile palestinese, alla quale non sarà permesso di lasciare il campo. Tra l’altro il piano prevede la gestione a distanza da parte dell’esercito israeliano.

La proposta di Katz è talmente controversa che persino un suo connazionale, l’avvocato e attivista Michael Sfard, lo ha definito “Un crimine contro l’umanità“.

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