Guardia di Finanza nella casa di Giuseppe Conte: “Incarichi da 400mila euro”

I controlli della Guardia di Finanza, che al momento non ha indagati, riguardano un giro di fatture e consulenze per 400mila euro collegate alle società dell’ex presidente del gruppo Acqua Marcia, Francesco Caltagirone, e partono dalle dichiarazioni di Pietro Amara.

Il Nucleo economico e finanziario della Gdf, dopo aver ricevuto delega dalla Procura, si è recato in vari studi legali, tra cui lo studio Alpa, e nell’abitazione dell’ex premier e attuale leader del M5s per acquisire tutta la documentazione relativa ai rapporti con il gruppo Acqua Marcia. Al momento in cui scriviamo non ci sono indagati, ma i controlli si concentrano su un giro di false fatturazioni e bancarotta per dissipazione, e cercano di capire come mai le fatture non corrispondano ai versamenti effettivamente eseguiti. In particolare se le consulenze ad alcune società di Francesco Caltagirone si siano poi svolte regolarmente.

Questa storia risale a qualche settimana fa, ma è venuta fuori solo in questi giorni, e parte da alcune dichiarazioni di Pietro Amara. Nel dicembre del 2019, in un verbale poi spedito in forma anonima ad alcune testate giornalistiche, Amara, parlando della Loggia Ungheria ai Pm Paolo Storari e Laura Pedio, raccontò una storia risalente a qualche anno prima. Secondo Amara nel 2012 Michele Vietti, ex vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, gli aveva chiesto di intercedere presso Fabrizio Centofanti, all’epoca a capo delle relazioni istituzionali di Acqua Marcia (e collegato al caso Palamara) per nominare tre professionisti per occuparsi del concordato dell’azienda: Guido Alpa, Enrico Caratozzolo e Giuseppe Conte, in quel periodo Presidente del Consiglio.

L’avvocato di Siracusa, che al momento si trova in carcere e ha patteggiato alcune condanne, parlò anche di cifre precise: “L’importo che fu corrisposto da Acquamarcia ad Alpa e Conte, era di 400 mila euro a Conte e di 1 milione di euro ad Alpa. Questo l’ho saputo da Centofanti, che si arrabbiò molto perché il lavoro era sostanzialmente inutile, trattandosi della rivisitazione del contenzioso della società, attività che fu svolta da due ragazze in poche ore, e l’importo corrisposto fu particolarmente elevato”.

Questa parcelle, però, sarebbero state pagate solo in parte. Alpa, in particolare, avrebbe incassato 100mila euro per ristrutturare i debiti di Acqua Marcia a fronte, come abbiamo visto, di fatture ben più alte. Lo stesso meccanismo che sarebbe stato applicato anche alle parcelle di Conte, che da parte sua avrebbe dovuto assicurare l’esito della pratica di concordato.
Altri documenti acquisiti riguardano due avvocati che hanno lavorato al concordato dell’azienda: Enrico Caratozzolo, che avrebbe incassato 500mila euro a fronte di fatture di quasi un milione, e Giuseppina Ivone, che avrebbe stipulato contratti per due milioni ricevendone poco più della metà.

Il fascicolo 44 (termine che indica quando non ci sono indagati), partito da Milano, è ora nelle mani di Maria Sabina Calabretta, Pm di Roma.

Su questa storia è intervenuto anche Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai e deputato di Italia Viva: “La perquisizione a casa di Conte risalirebbe ad alcune settimane fa, ma se ne è avuta notizia solo oggi grazie a uno scoop del Domani: perché il leader M5S non ha subito dichiarato in piena trasparenza di aver ricevuto l’ispezione della Finanza? Ha qualcosa da nascondere?“.

Da parte loro, i tre nomi principali coinvolti, Vietti, Conte e Centofanti, hanno smentito le dichiarazioni di Pietro Amara e le considerano come calunnia. La credibilità di Amara è stata smentita più volte in passato, ma intanto i controlli della Gdf vanno avanti.

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