
Imane Fadil, spunta l’ipotesi della radioattività. Intanto la Procura vieta a chiunque di toccare il corpo
Negative le analisi sui veleni più comuni. Esclusa anche la leptospirosi. In settimana l'autopsia
È ancora giallo sulla morte di Imane Fadil, (la foto è ripresa dal Corriere di Milano), la modella marocchina, teste chiave nel processo contro l’ex premier Silvio Berlusconi per le serate hot ad Arcore con Ruby Rubacuori. Qualche settimana prima di morire la ragazza potrebbe essere stata contaminata dal cobalto ionizzato, una sostanza altamente radioattiva ma che con il tempo tende a svanire. Questo spiegherebbe come mai nel sangue sono stati trovati solo 0,7 microgrammi per litro, quando il livello di tossicità del cobalto è 40. Il veleno potrebbe aver agito lentamente, consumando a poco a poco tutti gli organi di Fadil, dal midollo, al fegato fino ai reni, e causandole quei dolori lancinanti che l’hanno portata alla morte lo scorso 1° marzo dopo un mese di agonia. È questa al momento la pista battuta dagli investigatori che però aspettano di conoscere l’esito dell’autopsia che sarà svolta in settimana, alla presenza di un pool di esperti guidati dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo che si è occupata anche dell’assassinio di Yara Gambirasio.
Per ora il corpo della giovane marocchina è blindato all’obitorio di piazzale Gorini, a Milano e, proprio per il sospetto della radioattività, la Procura ha dato l’ordine di non far avvicinare nessuno alla salma, nemmeno parenti e amici. “Non farla vedere a nessuno”, è scritto a mano sul fascicolo della camera mortuaria.
L’ipotesi da contaminazione da cobalto ionizzato sembra essere avvalorata anche dall’esito di altri esami condotti sul corpo della ragazza. La giovane è risultata infatti negativa ai test sui veleni più comuni, in particolare l’arsenico, e sono state scartate anche tantissime patologie: dalla leptospirosi ai linfomi e agli altri tumori ematologici, fino alle malattie autoimmuni. Resta aperta la possibilità che la ragazza avesse sviluppato il lupus, malattia cronica autoimmune, ma sarà solo l’autopsia a dare certezze.
Riprendono intanto in Procura gli interrogatori e si analizzano i dati del cellulare di Fadil, sequestrato dopo la sua morte, per ricostruire contatti e spostamenti prima del ricovero all’Humanitas lo scorso 29 gennaio.
