Inchiesta Moby-Open: Beppe Grillo indagato per traffico di influenze illecite
La Procura di Milano indaga su un contratto pubblicitario che la Moby di Vincenzo Onorato ha stipulato con il blog del fondatore del Movimento 5 Stelle. Si ipotizza un traffico di influenze illecite.

Grillo è indagato insieme a Vincenzo Onorato, presidente e proprietario della Moby Lines. L’armatore avrebbe stipulato un contratto per diffondere sul sito online del Movimento 5 Stelle dei contenuti per promuovere la sua compagnia di navigazione, versando 120mila euro all’anno.
Il nodo principale di questa storia, secondo la Procura, è che le motivazioni dietro il contratto sarebbero ben altre: agire in favore della Moby Lines, in difficoltà finanziarie, con richieste poi girate da Grillo via chat ai parlamentari in carica nel M5S per influenzare gli interventi pubblici. Altri 300mila euro sarebbero stati versati alla Casaleggio Associati, azienda di proprietà del figlio di Gianroberto Casaleggio, Davide (non indagato).
Nell’ambito di questa indagine sembra che siano poi emersi altri finanziamenti girati da Onorato ad altri partiti politici.
In seguito all’interesse della Procura il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf, coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal Pm Cristiana Roveda, ha perquisito le sedi della Beppe Grillo srl a Genova e della Casaleggio Associati in centro a Milano e sequestrato Hard Disk, Pc, mail e documenti vari archiviati su altri supporti informatici, in uso a cinque persone (non indagate) dello staff di Grillo: Luca Eleuteri, socio fondatore della Casaleggio, Nina Monti, grafica web del sito, Achille Onorato, il figlio dell’ amministratore delegato della compagnia, Giovanni Savarese, capo dell’ufficio stampa, e Annamaria Barrile, responsabile delle relazioni istituzionali.
Secondo il decreto di perquisizione, la società di Grillo ha ricevuto 120 mila euro all’anno, nel 2018 e nel 2019, “Apparentemente come corrispettivo di un accordo di partnership” con la compagnia di navigazione “Su canali virtuali“, tra cui il sito beppegrillo.it, per diffondere contenuti redazionali per la Moby Lines. Il problema, secondo i Pm, è che tale mediazione sarebbe illecita sia per la “Genericità delle cause dei contratti” sia per “L’entità degli importi versati o promessi”.
L’ipotesi, tutta ancora da accertare, è che in cambio del denaro Grillo avrebbe inviato ai parlamentari del M5S le richieste di Onorato, modificando così l’intervento pubblico in una direzione “Favorevole agli interessi” della Moby, che come accennavamo ha ancora i conti in rosso, girando poi all’armatore “Le risposte della parte politica o i contatti diretti con quest’ultima“.

Questa inchiesta si inserisce nel quadro delle indagini che la Procura di Firenze sta portando avanti da mesi sulla Fondazione Open, che nel periodo tra il 2012 e il 2018 finanziò parte delle attività di Matteo Renzi, allora Segretario del PD. In quell’occasione i finanzieri ricostruirono un flusso di 300mila euro versati dalla Moby spa nelle casse renziane della Open.
Le prove principali non si basano su intercettazioni, ma sulle chat di cui sarebbe stata trovata traccia negli Hard Disk già sequestrati nell’ambito dell’indagine sulla Open. La mole di materiale è molto vasta, e ci vorrà tempo per esaminarla a fondo. Ma intanto i magistrati hanno spiegato perché, in tutto il materiale sequestrato, non ci sia anche il cellulare di Beppe Grillo: una scelta della procura di Milano per non finire sotto accusa per possibile violazione della privacy, considerando anche i contatti autorevoli che Grillo mantiene via telefono.
Né Beppe Grillo né il suo Movimento hanno ancora commentato questa storia. Ha dichiarato qualcosa solo Toninelli (anch’egli non indagato in questa storia): “Mi sono fatto tanti nemici potenti. Su Onorato non ho nulla da dire. Io ho fatto solo ciò che si doveva fare. Cioè ho detto che si fanno le gare e non le proroghe delle convenzioni”. Ricordiamo che tra i due ci furono anche motivi di forte disaccordo nel 2019, quando Toninelli annunciò il blocco delle concessioni alla Moby e l’inizio di una gara pubblica per l’anno successivo: “Quello che so è che io volevo servizi efficienti e tariffe più basse, ma soprattutto che non concedevo mai proroghe di concessioni e che non l’ho fatto nemmeno in questo caso”.
Nel caso specifico delle indagini su Beppe Grillo, Toninelli ne prende le difese: “Come fai a non avere fiducia in uno che da quando è entrato in politica ha perso soldi?” ha dichiarato infatti l’ex ministro in una diretta Facebook.
