La corte Costituzionale boccia l’art 4bis dell’ordinamento penitenziario che non ammette i permessi per i boss di mafia

La corte Costituzionale boccia l’art 4bis dell’ordinamento penitenziario che non ammette i permessi per i boss di mafia

La Corte Costituzionale dichiara illegittimo l'art, 4bis dell'ordinamento penitenziario aprendo di fatto le èporte del carcere per molti boss mafiosi e spietati killer

La Corte Costituzionale con una sentenza senz’altro molto discutibile dall’opinione pubblica, ha di fatto dichiarato l’ìillegittimità dell’art. 4bis dell’ordinamento penitenziario, che non prevede i permessi “premio” per i boss di mafia, adducendo che questo sia contrario al fine rieducativo della Costituzione. Questa opinabile sentenza, giunge dopo qualche settimana dalla pronuncia della Corte dei Diritti Umani di Strasburgo, che aveva di fatto “abolito” l’ergastolo ostativo, aprendo le porte del carcere, nel caso in cui questa decisione venga applicata, a centinaia di boss mafiosi del calibro di Brusca e altri capi cosca siciliani.

La decisione della Consulta riguarda un ambito di applicazione delimitato e circoscritto ai reati di associazione di stampo mafioso prevista dall’art. 416bis, e personaggi che hanno commesso i crimini più gravi, dando come criterio generale la valutazione caso per caso agli organi di giustizia, quindi Magistratura in primis, dopo una attente relazione del carcere in cui questi “innocenti” signori sono reclusi.

A parte le difficoltà e i sotterfugi che chi deve stendere la relazione può addurre, quello che è inaccettabile per chiunque è accettare e pensare minimamente che un boss mafioso possa essere equiparato a un delinquente “comune”, e che questo possa ravvedersi e pentirsi del male commesso. Il grosso e grave pericolo per la società, nel caso in cui molti di questi criminali uscissero dal carcere, sarebbe proprio quello di reiterare questo tipo di reati, continuando a commettere gravi delitti, perchè lo Stato, in nome di un generico e ideologico principio di “rieducazione della pena”, ha concesso un “premio” a chi ha tolto la vita a centinaia di persone.

Noi vorremmo una buona volta, che questo ” premio” fosse dato e riconosciuto ai tutori dell’ordine pubblico e a magistrati come Falcone e Borsellino hanno combattuto in prima linea, pagando con la propria vita, i mafiosi e i killer più spietati.

Quelli che questa sentenza  vorrebbe vedere premiati, senza valutare chi sono e cosa hanno fatto. A questo punto ci domandiamo a cosa serva più il diritto e la pena se questi sono disattesi da chi dovrebbe garantire la funzione giurisdizionale. Il diritto è secondo una massima latina ” Ars boni et Aequi” non lo deformiamo e calpestiamo con queste sentenze che fanno solo male alla società

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