
La libraia di Tor Bella Monaca e quella “Scelta etica” che sa di censura
Il libro su Giorgia Meloni inviso ad una libraia di periferia è la dimostrazione che la sinistra è ancora pervasa e ubriaca di ideologia post-marxista che generò negli anni settanta il terrorismo "rosso", e che ormai è un movimento vuoto e senza più idee
Di Emiliano Federico Caruso
Qualcuno la chiamerebbe “La censura ai tempi del Covid” o “La censura ai tempi della Sinistra”, fatto sta che non si placano le polemiche sulla scelta della libraia Alessandra Laterza di non esporre sui suoi scaffali l’ultimo libro di Giorgia Meloni, l’autobiografia “Io sono Giorgia”.
La motivazione è che si tratta, nientemeno, che di “Scelte etiche”, nemmeno stessimo parlando di farle vendere il Mein Kampft.
Da parte sua Laterza, che ora sembra godersi l’improvvisa (pubblicità?) notorietà, si è difesa con rustico “Io sono una libraia e questo libro non lo vendo. So’ scelte, mejo pane e cipolla (non è il titolo di un libro, ndr) che alimentare questo tipo di editoria. Alla lotta e al lavoro, il mio è indipendente!”.
Indipendente mica tanto, considerato che nel 2016 Laterza (nessun legame con l’omonima casa editrice) si candidò al consiglio del Municipio VI di Roma e due anni dopo, proprio nella sua libreria, ospitò la prima riunione della segreteria Pd di Maurizio Martina. Inoltre non è nuova a episodi di censura nei confronti di libri scritti da esponenti di Destra, e lo afferma tranquillamente lei stessa: “Anche quelli non li ho venduti, in passato”.
Ma non è finita: in un post su Facebook dichiara orgogliosa che “Non lo vendo, perché i libri devono guardare al futuro e al netto del consenso politico che la signora Meloni ha, la sua storia e le sue idee a me non appassionano”. Sì, peccato che non devono appassionare lei, ma i clienti della sua libreria.
Aggiunge, poi: “A chi mi accusa di censura rispondo che la mia è una scelta editoriale. Come un negozio di scarpe, dove la proprietà sceglie che modelli e che marchi proporre alla propria clientela”. No, non è la stessa cosa. Rifiutarsi di esporre un paio di scarpe nel proprio negozio o un barattolo di miele è una scelta, ma rifiutarsi di esporre un libro o una qualsiasi altra opera, letteraria, musicale o cinematografica che sia, sui cui contenuti su può essere o meno d’accordo, si chiama censura.
Al di là di reazioni eccessive e condannabili (In seguito alla sua “scelta etica” Laterza ha ricevuto insulti e minacce, e su questo caso sta ora indagando la Polizia postale) alla fine, come in ogni polemica inutile, sarà tutta pubblicità gratuita per il libro.
