
Manduria, il pensionato Antonio Stano avvisò la polizia delle torture subite un mese prima della morte
In carcere finiscono tutti gli 8 ragazzi coinvolti. Altri 6 minori sono indagati. L’uomo veniva picchiato e bullizzato dal 2012. Ora si attende il responso dell’autopsia
Il 14 marzo scorso Antonio Stano, il pensionato di 66 anni seviziato e poi ucciso di botte lo scorso 23 aprile a Manduria da una gang di otto ragazzi, 6 minori di 17 anni e due maggiorenni di 19 e 22 anni, fu raggiunto a casa dall’equipaggio di una pattuglia di polizia al quale riferì di essere vittima delle angherie di alcuni teppisti (la foto è ripresa da Ansa). E’ quanto emerge dagli atti dell’indagine. “Alle ore 22.43 circa – è scritto nella relazione inviata alle Procure ordinaria e minorile – personale dipendente, nell’ambito della consueta attività di prevenzione e controllo del territorio, su disposizione della sala operativa, si portava in questa via San Gregorio Magno numero 8, dove viveva il 66enne e dove i bulli passavano il tempo a pestarlo. Gli operanti sul posto venivano avvicinati da Antonio Cosimo Stano, un uomo anziano che vive da solo, il quale riferiva loro di essere, già da diversi giorni, costantemente oggetto di vessazioni, angherie, percosse ed aggressioni ad opera di alcuni giovani ignoti”. Il successivo documento che parla delle violenze è del 5 aprile, giorno in cui viene presentata la denuncia scritta firmata da sette vicini di casa di Stano e dal parroco della chiesa San Giovanni Bosco, don Dario De Stefano.
Intanto ha parlato la madre di uno dei giovani sottoposti a fermo per la morte dell’uomo. “Ero presente all’interrogatorio di mio figlio e una volta tornati a casa è stato severamente rimproverato e punito – ha detto. – Gli ho fatto capire che gli anziani vanno aiutati, non derisi. Lui si è pentito. È sempre stato un ragazzo tranquillo e dalla vita normale. Il suo rendimento era buono, perciò alla fine mi sono fidata. Non avrei mai potuto immaginare che sarebbe successo tutto questo”. Prima il gip del Tribunale per i minorenni di Taranto e poi quello ordinario hanno firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i teppisti accusati di tortura, sequestro di persona, danneggiamento e violazione di domicilio nell’inchiesta sulla morte del 66enne. Secondo gli inquirenti i giovani, durante gli assalti per strada e nell’abitazione dell’uomo, si riprendevano con i telefonini mentre sottoponevano la vittima a violenze e torture con calci, pugni e bastoni di plastica e poi diffondevano i video nella chat di Whatsapp denominata “La comitiva degli orfanelli”. Sono stati proprio i filmati a consentire l’identificazione degli 8 aggressori. Altri sei minori sono indagati ma si trovano al momento a piede libero.
Antonio Stano era un ex dipendente dell’Arsenale militare, soffriva di un disagio psichico ed era incapace di difendersi da solo. Era vittima della gang dal 2012. L’uomo aveva talmente tanta paura da non uscire più di casa neanche per acquistare generi di prima necessità e per questo era caduto in uno stato di grave astenia. Nella sua abitazione sono state trovate tracce delle violenze subite. Il pensionato è morto dopo un ricovero in ospedale durante il quale era stato sottoposto a due interventi per suturare una perforazione gastrica e per una emorragia intestinale. Stando a quanto riportato dai difensori, i sei minori coinvolti nelle violenze sono apparsi davanti al giudice per gli interrogatori “molto provati”, avevano gli occhi “gonfi di lacrime” e hanno risposto alle domande, riconoscendosi nei video acquisiti dagli inquirenti e circostanziando il proprio ruolo. Si sono detti “dispiaciuti” delle atrocità più volte commesse e persino filmate. Sembrerebbe che di quelle aggressioni sapevano in molti, compresa la fidanzata 16enne di uno dei ragazzi, i genitori e la professoressa di un altro componente del gruppo e lo zio di un terzo ragazzo, ma nessuno di loro ha mai denunciato i fatti. Ora bisognerà attendere il responso dell’autopsia per stabilire l’eventuale nesso di causalità tra violenze e decesso di Stano.
