
Senato: da Commissione giustizia primo passo per abrogare il reato d’ufficio
La Commissione di giustizia del Senato ha dato il primo via libera all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio. Si tratta del Ddl del ministro Carlo Nordio, che da parte sua parla della necessità di cancellare un reato “Evanescente” e favorire l’economia. Contrarie le opposizioni.
Il Senato ha fatto il primo passo per la cancellazione dell’articolo 323 del Codice penale, quello che prevede il reato di abuso d’ufficio, con Italia Viva che ha votato di maggioranza con Ivan Scalfarotto. Per il Movimento 5 stelle di tratta di “Una dichiarazione di guerra all’Unione europea”, dal momento che l’abrogazione l’Italia diventerà l’unico paese dell’Unione a non prevedere tale reato.
L’abuso di ufficio, articolo 3232 del Codice penale, punisce con la reclusione da uno a quattro anni un incaricato di Pubblico servizio o un pubblico ufficiale che, esercitando le sue funzioni e i suoi poteri, produce un danno patrimoniale o un vantaggio a sé o ad altri, in contrasto con la legge.
Leggiamo direttamente l’articolo del Codice penale: “Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalle legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità, ovvero omettendo di tenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni”.

Il ministro Carlo Nordio
Ora, quella frase “Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato” significa che se l’abuso d’ufficio viene utilizzato per commettere un reato più grave, viene perseguito solo il secondo reato.
È una norma contestata da tempo da amministratori e sindaci, sia di Destra che di Sinistra, perché, così ritengono, avrebbe margini di applicazione elastici e dai contorni poco chiari. Sostengono, inoltre, che così come è strutturata, la norma permetterebbe a chiunque di presentare un esposto alla Procura, sostenendo che un pubblico ufficiale abbia abusato della sua funzione, limitando così le sue funzioni.
Cono questo Ddl voluto da Carlo Nordio, il ministro della Giustizia che da parte sua dichiara ”Sono soddisfatto”, cambia l’impianto nei confronti di chi ha commesso abuso d’ufficio, e le indagini inizierebbero solo sull’ipotesi degli altri reati. Come sottolinea l’opposizione, c’è così il rischio che tanti comportamenti d’abuso da parte di pubblici funzionari restino impuniti.
Va detto che la decisione del Senato, anche se importante, è solo il primo passo. Il Ddl deve essere approvato anche dall’Aula, e in seguito passerà alla Camera, dove dovrà ricevere due via libera, il primo dalla commissione prima e il secondo dall’Assemblea poi. In caso di modifiche, inoltre, il testo tornerebbe in Senato.

Il Senato italiano
“Approvando il ddl Nordio che prevede l’abolizione dell’abuso d’ufficio e il ridimensionamento del reato di traffico di influenze illecite dichiariamo di fatto guerra all’Unione europea, che sulla lotta alla corruzione fa sul serio e vuole costruire una sua credibilità nel mondo” si legge in una nota congiunta delle europarlamentari del Movimento 5 stelle, Laura Ferrara e Sabrina Pignedoli, “Con questo Ddl siamo davanti a un cortocircuito politico: oggi la maggioranza, con le stampelle di Renzi e Calenda, cerca di cancellare il reato di abuso d’ufficio, mentre nel futuro saremo costretti a reinserirlo nel nostro codice penale per adeguarci alle norme europee”.
Critiche anche dall’Associazione Nazionale Magistrati, che tramite il suo presidente Giuseppe Santalucia dichiara: “Ci rendiamo conto dei problemi della fattispecie penale, ma semmai questa doveva essere l’occasione per una sua rivisitazione. La scelta abrogativa invece non è accettabile“.
Santalucia prosegue elencando tre rischi che derivano dall’abolizione del reato: “Anzitutto una considerazione generale, non si può pensare che il diritto penale resti indifferente di fronte a un pubblico ufficiale che abusa del suo potere nei confronti di un privato. Questo è evidente, proprio per la gerarchia dei valori che stanno in Costituzione“.
