
Muore a 94 anni Lee Iacocca, l’incarnazione del sogno americano
E' stato Presidente alla Ford e della Chrysler. Non a caso Marchionne veniva accostato alla sua statura, ma a torto. Lee ha rappresentato ben altro per l'America sino all'ultimo giorno della sua vita
E’ scomparso Lee Iacocca, uno dei leggendari miti americani del ‘900. Ha deciso di andarsene ieri, all’età di 94 anni, dove viveva nella sua residenza di Bel Air, nella California. Lee che alla anagrafe era registrato Lido Anthony Iacocca, ha rappresentato l’incarnazione vivente di quello che fino a poco tempo fa, era chiamato ancora ‘il sogno americano’. Perché nella vita di Lee, erano presenti tutti gli elementi di quel sogno. Era un uomo geniale che veniva dal nulla, ma questo non pregiudicò il diritto, in quell’America di un tempo, di potere ottenere fama, gloria e ricchezza, giungendo ad arrivare a sfiorare ‘il cielo dalla cima dell’Everest’, parafrasando uno dei suoi celebri tanti modi di dire. La sua fama crebbe così tanto che nel 1998 si parlò di lui come possibile candidato alla Casa Bianca.
Come si sono rincorsi sempre nella sua vita incredibilmente gli elementi di questo sogno americano. Di umili origini italiane, nacque ad Allentown in Pennsylvania nel 1924, figlio di immigrati provenienti da un piccolo comune italiano, San Marco dei Cavoti nel Beneventano, che in America decisero di trasferirsi per aprire un ristorante. Nella Pennsylvania, nella regione delle acciaierie americane, Lido Anthony crebbe con il sogno di laurearsi in ingegneria, e lì divenne uomo iniziando poi a lavorare alla Ford Motor Company nel 1946. Non venne assunto come ingegnere, ma come un venditore di auto. E da lì, Lido Iacocca iniziò la sua lenta, ma inarrestabile scalata sino alla cima dell’Everest. Iniziò a distinguersi dai suoi colleghi, perché tra tutti i venditori, divenne il più abile, tanto da arrivare a farsi conoscere dai suoi dirigenti, e con il tempo ad entrare a far parte anche del loro mondo. Alla fine degli anni Settanta Lee Iacocca, ormai tutti lo conoscevano come Lee, divenne per i suoi meriti Presidente di Ford. Il suo nome si lega al lancio di modelli iconici di quell’America di un tempo, come la mitica fiammante color rosso, Mustang. Una vita segnata di successo in successo, ma anche da grandi cadute e altrettante risalite.
Entrato in conflitto con i proprietari della nota Casa Automobilistica Americana, cioè Henry Ford jr, Lee venne costretto ad abbandonare la carica che aveva conquistato. Lui stesso raccontò come aveva vissuto quel licenziamento nella sua biografia: «Quando sono finalmente arrivato mi sentivo in cima al mondo. Ma poi il fato mi disse”Aspetta, non abbiamo ancora finito con te, ora capirai come ci si sente ad essere buttato giù dall’Everest”». Negli Anni Ottanta Lee divenne amministratore delegato e poi presidente del Consiglio di Amministrazione della Chrysler Corp, salvandola dalla bancarotta. Infatti fu lui a riuscire a ottenere dal Congresso, l’autorizzazione a un bailout da 1,5 Mld di dollari per salvare la compagnia in crisi. Un prestito che la Chrysler poi ripagò in anticipo rispetto ai tempi stabiliti. E vi riuscì nel salvataggio della compagnia.
Sua fu infatti l’idea di costruire i primi minivan, e i monovolumi, conosciuti oggi come ‘Suv’. Lee Iacocca divenne noto anche al grande pubblico, soprattutto grazie ad una serie di pubblicità della Chrysler nei quali pronunciava una delle sue tante divertenti frasi, divenute famose:«If you can find a better car, buy it!». Se trovi un’auto che costa meno, comprala!
Negli ultimi anni della sua vita si dedicò molto anche alla beneficenza, contribuendo inoltre al restauro della Statua della Libertà e alla riqualificazione di Ellis Island, l’isola nella baia di Manhattan al cui porto, giungevano le navi provenienti dall’Europa. Ha voluto lasciare forse un segno indelebile proprio su quell’isola, lì dove tutto ebbe inizio per i suoi genitori venuti da lontano. Proprio in quel porto, per ripagare da dove ebbero origine i primi elementi del sogno che lo accompagnarono lungo tutta la sua vita, in quell’America di un tempo così’ lontano.
