Standard & Poor’s e Fitch Ratings confermano il rating dell’Italia a BBB con outlook negativo

Standard & Poor’s e Fitch Ratings confermano il rating dell’Italia a BBB con outlook negativo

Le valutazioni delle agenzie di rating americane riflettono il livello estremamente alto di debito pubblico, l'assenza di un aggiustamento di bilancio strutturale, un trend molto basso di crescita e rischi e incertezza derivanti dall'attuale dinamica politica. E' ovvio che in un Paese dove si sfornano leader politici come fossero pop-corn sia impensabile una pagella migliore di questa

Le agenzie internazionali Fitch Ratings e la Standard & Poor’s hanno confermato il rating dell’Italia a BBB con outlook negativo. Si è evitato così il tanto temuto downgrade per i conti pubblici italiani. La valutazione delle agenzie di rating statunitensi rimangono però critiche e scettiche verso il nostro Paese, sottolineando come le differenze ideologiche tra il M5S e la Lega probabilmente aumenteranno le tensioni e le incertezze degli investitori stranieri, motivo per cui non si aspettano che “ il governo italiano duri l’intero mandato perchè le tensioni politiche nella coalizione di governo e la possibilità di elezioni anticipate, aggiungono incertezza sulle politiche economiche e di bilancio del nostro Paese”. Inoltre le agenzie di rating americane vedono “un aumento delle probabilità di elezioni anticipate dalla seconda metà di quest’anno”. Secondo Standard & Poor’s e Fitch Ratings “la Lega sarebbe disposta a dare avvio a nuove elezioni e a tornare agli accordi precedenti con FI e FdI“. Ipotesi che il vicepremier Salvini ha più volte però smentito, contraddicendo da mesi a queste voci di corridoio. Se dovesse esserci comunque un nuovo governo, da oltre oceano, vedrebbero “un potenziale moderato e positivo sul fronte della sostenibilità di medio termine del debito italiano”. Una pagella che secondo il nostro esecutivo confermerebbe invece la solidità economica dell’Italia che risente ora del rallentamento economico transitorio che sta investendo tutta l’Europa. “Andiamo avanti con la strada tracciata nella manovra – si legge in una nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri – prestando attenzione ai rischi provenienti dal contesto internazionale”. “Siamo certi dell’impatto positivo sulla crescita e sulla produttività che avranno il corposo piano di investimenti pubblici, le riforme strutturali adottate a sostegno degli investimenti privati, le misure fiscali in favore delle imprese e il potenziamento del sistema di reinserimento al lavoro associato al reddito di cittadinanza“. Che l’Italia sia in piena recessione è un dato certo ormai da anni e che i dati registrati sul Pil variano sempre intorno allo 0 e -0, un segno costante purtroppo della nostra economia. La crisi economica globale che ha investito poi in questi ultimi anni tutti i mercati internazionali, se può spiegare in parte la situazione nostrana, non giustifica certamente l’operato dei nostri governi subentrati in questi anni passati per fronteggiare il problema. La responsabilità di questa frustrante realtà è ascrivibile forse più che altro all’assenza di una chiara e lungimirante leadership, ma è ovvio che in un Paese dove si sfornano leader politici come fossero pop-corn sia impensabile qualcosa di migliore di ciò che siamo costretti a vivere oggi. La politica del lesinare crediti alla BCE come si nota, messa in pratica dai governi tecnici o non, non può portare ancora tanto lontano l’Italia e soprattutto gli italiani, se non interviene una seria e tanto più coraggiosa programmazione economica da un governo che venga guidato da una classe politica diligente e nuova, responsabile e seria e coscienziosa. E cioè in buona sostanza l’Italia deve trovare una compagine politica che non stia a caccia sempre di voti e consensi, ma di uomini e donne professionali, capaci di risolvere in modo non transitorio i problemi che affliggono la loro nazione: abbassamento dell’ Iva e delle tasse, garanzia di stabilità politica ed economica per attrarre gli investitori stranieri e ridare gioia agli stessi imprenditori italiani ad investire e lavorare nel loro Paese.

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