Sudafrica: morto a 90 anni Desmond Tutu, ultimo simbolo della resistenza contro l’apartheid
Desmond Tutu vescovo sudafricano di Citta Del Capo. Lotto a favore dei neri e contro l'apartheid
Desmon Tutu è morto questa mattina a Città del Capo all’età di 90 anni. Primo vescovo anglicano di colore in Sudafrica, vinse anche il premio Nobel per la pace nel 1984.

L’ultimo dei simboli della lotta contro l’apartheid in Sudafrica, insieme a Nelson Mandela. Nato il 7 ottobre del 1931 nell’altipiano del Transvaal, nella Repubblica sudafricana, da padre insegnante e madre cuoca di un istituto per non vedenti. A 24 anni sposò Leah Tomalizo, docente e grande amore della sua vita. Sei anni dopo venne ordinato prete anglicano, per poi trasferirsi nel 1975 a Soweto, nella stessa via dove abitava Nelson Mandela, per questo oggi conosciuta come “La via dei due Nobel per la pace”.
Nel 1980 venne arrestato per aver partecipato a una protesta e gli venne sequestrato il passaporto, in seguito recuperato e utilizzato per intraprendere viaggi che lo hanno portato in giro per il mondo a sostenere colloqui con segretari delle Nazioni unite, leader della Chiesa e con Papa Giovanni Paolo II.
Divenuto vescovo del Lesotho, presidente del South African Council of Churches e primo arcivescovo anglicano di colore di Cape Town, iniziò la sua lotta contro l’apartheid, di cui divenne uno dei simboli più famosi, arrivando a capo della Commissione Verità e Riconciliazione. Suo è il termine “Nazione arcobaleno”, in seguito ripreso dallo stesso Mandela, per identificare la società sudafricana.
Per la sua lotta contro la violenza e la discriminazione utilizzò il senso dell’umorismo (sua la frase “Quando l’uomo bianco arrivò qui, noi avevamo la terra, loro avevano la Bibbia. Adesso noi abbiamo la Bibbia, e loro la terra”), il suo innegabile coraggio e, soprattutto, le sue capacità diplomatiche e oratorie.
Rimane famoso un aneddoto: nel corso delle esequie di Nelson Mandela nel dicembre del 2013, la folla nello stadio di Johannesburg interrompeva continuamente con canti, balli, slogan, fischi e urla gli interventi dei capi di Stato, monarchi e altri personaggi intervenuti (tra cui Obama). Ad un certo punto Tutu prese il microfono e si limitò a dire “Non voglio sentir cadere uno spillo” e la folla fece silenzio all’improvviso, rimanendo calma per il resto dell’evento.
Di animo semplice e vicino al suo popolo, nonostante il suo rango gli permettesse di essere chiamato “Vostra grazia” preferì sempre il termine affettuoso di “Arch” (abbreviazione di Archbishop, arcivescovo) che gli avevano dato i sudafricani, e a differenza di Mandela respinse gli ideali del Comunismo e rifiutò l’uso della protesta violenta. Non fu mai un militante nel vero senso del termine, e di sicuro non fu mai un politico, limitandosi al suo ruolo di uomo di chiesa, eppure fu il più potente alleato dell’African National Congress contro l’apartheid, passando poi all’opposizione.
Nel 2013, quando ne era presidente Jacob Zuma, annunciò che non avrebbe più sostenuto l’ANC (African National Congress), ma già da anni, in seguito a una diagnosi di tumore alla prostata, si era ritirato dalla vita pubblica, pur continuando a sostenere fino all’ultimo l’uguaglianza, i matrimoni gay e criticare l’occupazione israeliana di Gaza.
