
Ucraina, Salvini: “Putin indifendibile, tornerò in Polonia”.
“Dispiaciuto da chi ha fatto polemiche su iniziativa umanitaria”. È il commento del segretario della Lega, Matteo Salvini, reduce dal suo viaggio al confine fra Polonia e Ucraina.
“Putin, fino all’aggressione, è stato incontrato e omaggiato da tutti i leader politici nazionali ed europei. Ricordo ancora gli onori con cui lo accolsero Conte e Di Maio. Ma posso citare Berlusconi, Letta, Renzi… Ora c’è una guerra in cui è chiaro a tutti chi è l’aggressore”, “chi scatena una guerra ha sempre torto, quando bombardi, cambia il metro di giudizio”. Lo afferma il segretario della Lega Matteo Salvini, reduce dal suo viaggio al confine fra Polonia e Ucraina.
“Avverto l’urgenza di fare qualcosa. Ho voglia di tornare già nei prossimi giorni, per portare su materiali e far scendere giù bambini”, “sono molto dispiaciuto – ribadisce – per chi ha criticato perfino un’iniziativa umanitaria: di fronte alla guerra, dovremmo tutti unirci per fermare le bombe e salvare vite. Un sindaco che chiude le porte, politici e giornalisti di sinistra che criticano perfino le giacche a vento. Invece di parlare comodamente dal salotto di casa, accogliamo l’appello dell’associazione Papa Giovanni XXIII e torniamo, tutti insieme, nei territori distrutti dalle armi, e fermiamole”.
A Draghi, aggiunge, “chiederò di superare la burocrazia nell’accoglienza. Diamo mano libera ai sindaci. Ci sono troppi livelli da scalare, la Prefettura, la Protezione civile, l’Asl. Non si può perdere nemmeno un’ora a fare carte”, “ora siamo di fronte a un’ondata migratoria completamente diversa dalle precedenti, un centro come quello di Mineo potrebbe diventare Casa Ucraina. Non servirebbero molti soldi, ho già parlato coi proprietari. In 60 giorni si può fare. Diventerebbe un segno di rinascita”, “nei centri ho visto una stragrande maggioranza di ucraini, poi uzbeki e cittadini dei Paesi ex Urss. Mi pare un tema sopravvalutato e spero che nessuno strumentalizzi l’emergenza umanitaria per infilarci altre cose e fare polemiche”.
