Wikileaks, il fondatore Julian Assange è stato arrestato a Londra. Ora rischia l’estradizione in America

Wikileaks, il fondatore Julian Assange è stato arrestato a Londra. Ora rischia l’estradizione in America

L’uomo era ospite dell'ambasciata dell'Ecuador dal 2012 ma il governo sudamericano gli ha revocato l'asilo politico. Wikileaks protesta mentre il governo britannico esulta

Il giornalista australiano Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è stato arrestato questa mattina a Londra nell’ambasciata dell’Ecuador dove dal 2012 viveva come rifugiato politico. Le manette per lui sono scattate dopo che il governo sudamericano gli ha revocato la concessione dell’asilo. Secondo quanto raccontato da un testimone lì presente, il 47enne è stato trascinato via di peso da almeno sei uomini in borghese, mentre altri agenti di polizia in uniforme era schierati intorno a fare barriera per evitare una sua possibile fuga. “Julian ha detto qualche parola, ma è stato spinto in fretta a bordo di un furgone”, ha spiegato l’uomo, descrivendo Assange come “disorientato, non avendo visto la luce del giorno per oltre sei anni”. “Portarlo via così è stato crudele e scioccante”, ha aggiunto.

Il fondatore di Wikileaks è stato arrestato in base a un mandato del 2012, quando invece di consegnarsi alla polizia inglese per essere estradato in Svezia ed essere interrogato in merito alle accuse di stupro, ha richiesto e ottenuto asilo politico nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Il presidente ecuadoriano Rafael Correa gli concesse protezione perché riteneva fondate le sue preoccupazioni che l’estradizione in Svezia lo esponesse al rischio gravissimo di estradizione negli Stati Uniti, dove dal 2010 è in corso un’inchiesta per la pubblicazione da parte di Wikileaks dei documenti segreti del governo americano. Le cose per Assange sono cambiate quando al poter dell’Ecuador è salito Lenín Moreno che gli ha imposto di vivere in uno stato di quasi isolamento, senza internet e senza possibilità di ricevere ospiti, per evitare che, utilizzando la Rete, potesse mettere a rischio le relazioni diplomatiche dell’Ecuador. Concluso l’isolamento, ad Assange sono state imposte nuove regole che pare abbia ripetutamente violato, motivo per il quale è stato espulso. Oltre ad aver messo fine all’asilo di Assange il governo di Quito ha anche deciso di revocargli la cittadinanza ecuadoriana concessagli sempre dall’ex presidente Rafael Correa.
Al momento l’indagine svedese per stupro è stata archiviata ma la donna che accusa Assange intende chiederne la riapertura. Anche l’inchiesta americana del procuratore speciale Robert Mueller sulla pubblicazione delle email dei democratici Usa da parte di WikiLeaks si è chiusa senza che Mueller chiedesse alcuna incriminazione né per Assange né per nessun altro appartenente del sito. Al momento, l’unica indagine aperta rimane quella per la pubblicazione dei documenti segreti del governo americano e per queste accuse Assange rischia di non rivedere più la libertà.

L’arresto ha scatenato reazioni in tutto il mondo. Se il sito web fondato da Assange lo definisce “una violazione della legge internazionale” ed accusa l’Ecuador di aver interrotto illegalmente l’asilo politico, il ministro dell’Interno britannico Sajid Javid esulta: “Nessuno è al di sopra della legge”. Un messaggio questo condiviso anche dalla premier tedesca Theresa May. Il Cremlino auspica invece che siano rispettati tutti i diritti di Assange. Per il portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, “l’arresto a Londra del fondatore di Wikileaks è un duro colpo alla democrazia”. Sulla vicenda si è espresso anche il sottosegretario italiano agli Esteri, Manlio Di Stefano che chiede la sua libertà. “L’arresto di Assange, dopo 7 anni di ingiuste privazioni, è una inquietante manifestazione di insofferenza verso chi promuove trasparenza e libertà come WikiLeaks – ha scritto su Twitter. – Amici britannici, il mondo vi guarda, l’Italia vi guarda. Libertà per Assange”.

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