
Afghanistan: Poliziotta uccisa dai talebani. È ‘rischio guerra civile’
Muore il portavoce della resistenza
Si inasprisce sempre di più la battaglia per la conquista della Valle del Panshir, dove ieri sera è stato ucciso il portavoce della resistenza, e gli Stati Uniti evocano lo spettro di una “guerra civile” dagli esiti imprevedibili. Il nuovo governo dei talebani, annunciato da giorni come imminente, sembra essere ancora in alto mare.
Una poliziotta incinta di otto mesi è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco nella sua casa di fronte ai familiari.
L’incertezza che circonda la formazione della struttura teocratica che guiderà il nuovo Emirato islamico racconta di probabili contrasti e lotte di potere tra le anime della complessa ragnatela tribale che pervade il Paese. Le uniche certezze sono quelle di Hibatullah Akhudzada come guida suprema, e di Baradar, co-fondatore dei talebani, come capo politico. In primo piano anche il figlio del defunto mullah Omar, Mohammad Yakoob e Sher Mohammad Abbas Stanikzai, vice capo dell’ufficio politico di Doha. Per il resto non trapela nulla, a parte il fatto che di donne al governo non se ne parla. Intanto la guerra di propaganda va di pari passo con quella di posizione per la conquista del Panshir, dove sono arroccate le forze del Fronte nazionale della resistenza (Fnr) guidate da Ahmad Massoud e dall’ex vicepresidente Amrullah Saleh. I talebani hanno annunciato che le loro forze sono penetrate nella capitale provinciale Bazarak. Una notizia impossibile da verificare, mentre una fonte ha riferito a Tolonews dell’uccisione, proprio in uno scontro con i talebani nel Panshir, del portavoce della resistenza in Afghanistan e noto giornalista, Fahim Dashti.
