Energia: aumenta il costo del petrolio. Il centro Bruegel chiede di ridurre i consumi

Il greggio sale a 102,3 dollari al barile. Secondo il centro studi Bruegel potrebbe essere necessario un razionamento. Ursula Von der Leyen propone nuove sanzioni dopo la strage nella cittadina di Bucha.

Oggi il greggio Wti (West Texas Intermediate, un tipo di petrolio texano utilizzato come termine di paragone per i prezzi) è salito a 102,3 dollari al barile, un aumento dello 0,36% rispetto ai valori delle 48 ore precedenti, mentre il Brent, il petrolio di riferimento europeo a sua volta considerato termine di paragone, sale a 107,23 dollari, con un aumento dello 0,48%.

Già a metà marzo il centro studi Bruegel (Brussels European and Global Economic Laboratory, gruppo internazionale di analisi politiche ed economiche di Bruxelles) aveva pubblicato uno studio dettagliato su come l’Europa potrà affrontare gli aumenti dei prezzi di gas e petrolio causati dalle numerose sanzioni alla Russia. L’ipotesi più concreta è quella del razionamento, una sorta di austerity stile anni ’70 o almeno una riduzione dei consumi del 10%: “Dal momento che sarà difficile per l’Europa sostituire completamente e in modo tempestivo il petrolio greggio e i prodotti petroliferi russi, i governi devono incoraggiare la riduzione della domanda”.

Gli aumenti del petrolio avevano provocato di rimando anche forti rincari della benzina, spesso ingiustificati e improvvisi, al punto da provocare indagini e controlli della Guardia di finanza. Oggi i prezzi sembrano calmierati, anche se comunque superiori alla media europea, ma sono ancora molti i benzinai che hanno mantenuto tariffe superiori ai due euro al litro.

Gli aumenti sono collegati alle numerose sanzioni che hanno colpito il Cremlino dall’inizio dell’invasione in Ucraina del 24 febbraio scorso (anche se alcune erano attive già da prima). La Russia è il principale esportatore di petrolio e prodotti petroliferi raffinati, con una media di 5 milioni di barili di greggio e altri 2,8 milioni di barili di prodotti raffinati, gasolio, benzina e nafta, forniti ogni giorno a paesi esteri. Del 60% delle esportazioni russe dirette in Europa, circa 3,1 milioni di barili di greggio e 1,3 di prodotti raffinati, il 20% passa attraverso il sistema di oleodotti sistema Druzhba, che collegando la Russia e l’Europa arrivano fino in Germania e Slovacchia.

La soluzione ideale, oltre alla riduzione di consumi chiesta dal centro Bruegel, sarebbe quella di staccarsi in qualche modo dai rifornimenti russi. Quello che chiede anche Enrico Letta: “Rinunciare al gas e al petrolio russo credo sia una priorità assoluta. E andare in questa direzione significa accelerare tutto. Significa accelerare la fine della guerra. Significa accelerare i processi di pace. Significa togliere risorse alla Russia di Putin e alle sue follie“.

Per il segretario del PD sarebbe anche un’ottima occasione per accelerare su altre forme di energia: rinunciare ai rifornimenti del Cremlino “Significa, poi, accelerare anche altri processi, come quello della costruzione di una sostenibilità energetica europea, e significa poi, in virtù di un nuovo e cruciale equilibrio, accelerare alcune misure necessarie da mettere in campo per evitare la terza recessione“.

Ursula Von der Leyen

Da parte sua Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione europea, nei giorni scorsi ha incontrato i ministri delle Finanze dei paesi dell’Unione Europea, proponendo nuove sanzioni che includano le importazioni ed esportazioni di petrolio (ma anche oro, diamanti, alluminio, nickel, ferro e rame, che rappresentano entrate economiche molto importanti per Mosca), soprattutto alla luce dei massacri nella cittadina di Bucha.

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