
Gay Pride: Francesco Rocca revoca il patrocinio della Regione Lazio
Un passo indietro per Francesco Rocca che, rispetto alla sua decisione iniziale, ha ora revocato il patrocinio della Regione Lazio al Gay Pride che si terrà a Roma sabato prossimo, con la motivazione, documentata, che l’evento sia “Pro utero in affitto”.
A differenza del Comune di Roma, che ha confermato il suo appoggio al Gay Pride 2023 che si terrà a Roma sabato prossimo, la Regione Lazio ha revocato il suo patrocinio, specificando che la firma dell’istituto “Non può, né potrà mai essere utilizzata a sostegno di manifestazioni volte a promuovere comportamenti illegali, con specifico riferimento alla pratica del cosiddetto utero in affitto”.
Facciamo un passo indietro. Gli organizzatori del Gay Pride, come ogni anno, inviano una lettera a varie istituzioni per ottenerne il patrocinio all’evento, e una di queste arriva anche alla Regione Lazio. Francesco Rocca è uno di vedute ampie e, contrariamente a quanto sostengono le critiche dell’opposizione che gli sono piovute addosso in queste ultime ore, non è di certo omofobo. Dichiara anche di aver ospitato personalmente alcuni omosessuali che erano stati cacciati di casa.

Francesco Rocca
“Ho ricevuto una lettera con richiesta di patrocinio molto cortese da parte degli organizzatori” aveva dichiarato Rocca “Ho deciso sul principio di accordarlo perché trovo che il Gay Pride sia una giornata di tutti, non una manifestazione politica” sottolineando poi, e qui sta un altro dettaglio importante “Nella lettera di risposta c’era scritto chiaramente di evitare di associare il logo della Regione ad aspetti che potessero ledere la sensibilità morale di altri cittadini“.
Quella “Sensibilità morale” include, è ovvio, anche la responsabilità legale, come vedremo tra poco.
Quindi il presidente della Regione Lazio concede inizialmente il patrocinio della Regione, provocando anche l’entusiasmo di Mario Colamarino, portavoce del Pride, soddisfatto che “La Regione abbia deciso di sottrarsi alla trappola dei pregiudizi ideologici, prendendo di fatto le distanze politiche da quanti in Parlamento in questi giorni vorrebbero rendere la nascita delle nostre figlie e dei nostri figli reato universale, perseguendo la gestazione per altri anche se realizzata all’estero”.

Mario Colamarino al Pride 2016 insieme a Vladimir Luxuria
E qui salta fuori un dettaglio importante nelle parole di Colamarino, quello, appunto, sulla Gpa (gestazione per altri). Approfondendo la questione, anche grazie alle segnalazioni di Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione Pro vita e famiglia, Francesco Rocca inizia a sospettare che l’evento possa essere utilizzato per strumentalizzare la Regione Lazio a sostegno della maternità surrogata, e ieri decide di revocare il patrocinio.
Apriti cielo. Subito si sono alzate le voci dell’opposizione, che a quanto pare è unita e compatta solo nei momenti meno adatti, nemmeno ci fosse la minaccia di un ritorno dell’inquisizione spagnola. “Non c’entra nulla l’utero in affitto, non c’entrano nulla i presunti comportamenti illegali cui fa riferimento la Giunta: la revoca del patrocinio al Roma Pride da parte della Regione Lazio dimostra ancora una volta che con Fratelli d’Italia al governo l’omofobia è istituzionalizzata, è una omofobia di Stato”, ha osservato il segretario di +Europa, Riccardo Magi.
Lo stesso Colamarino, abbandonato l’iniziale entusiasmo, ha criticato la Regione, ipotizzando persino che dietro il ritiro del patrocinio ci siano interventi esterni: “Siamo ormai alla farsa. Pro Vita ordina e la politica esegue”.
La direzione dei Radicali di Roma mira poi ancora più in alto: “La revoca del patrocinio al Roma Pride ha tutta l’aria di essere il primo atto ufficiale di attacco ai diritti e alle libertà da parte della destra che governa la Regione Lazio”.
Non poteva mancare il PD, tramite la sua consigliera regionale Marta Bonafoni: “La revoca del patrocinio della Regione al Roma Pride, deciso poco fa dal presidente Rocca, è un’occasione sprecata e un brutto segnale. Dimostra l’incapacità di sostenere una battaglia giusta”.
Persino Roberto Gualtieri, che ogni tanto si ricorda di essere sindaco di Roma, ha confermato che sarà presente di persona alla manifestazione di sabato.

Alle accuse di omofobia Francesco Rocca ha subito reagito: “Ma quale omofobia e ordini dall’alto, la revoca del patrocinio al Gay Pride dipende solo dal fatto che hanno voluto strumentalizzare la nostra adesione facendola passare per un sostegno alla pratica dell’utero in affitto, che oltre ad essere illegale è basata sullo sfruttamento delle donne povere“.
Ma cosa c’è dietro alla decisione del presidente della Regione Lazio? Andiamo a vedere sul sito ufficiale del Pride quello che, con una certa pomposità, viene definito “Documento politico”. Tra le varie richieste, ci sono delle righe molto interessanti in questa storia, che recitano testualmente “Vogliamo una legge che introduca e disciplini anche in Italia una gestazione per altri (GPA) etica e solidale, che si basi sul pieno rispetto di tutte le persone coinvolte, sulla scorta delle più avanzate esperienze internazionali e in un’ottica di piena e autentica autodeterminazione”.

Un messaggio abbastanza esplicito. Peccato per un piccolo (Si fa per dire) dettaglio: il riconoscimento della maternità surrogata come reato universale, quindi condannabile anche se commesso all’estero, ha di recente ottenuto il via libera della Commissione giustizia della Camera. Da qui la decisione, sensata, di Francesco Rocca di togliere il patrocinio per non associare la Regione Lazio alla pratica della gestazione per altri.
Da parte sua, Rocca in queste ore ha dichiarato che la regione Lazio è pronta a concedere di nuovo il patrocinio, a patto che Colamarino si scusi per le sue dichiarazioni, e venga tolto ogni riferimento alla maternità surrogata: “Colamarino chieda scusa per la strumentalizzazione e la manipolazione, e immediatamente ridaremo il patrocinio. Ma non c’è spazio di mediazione per l’utero in affitto” ha infatti confermato Rocca a margine della conferenza internazionale “The Forest Factor” organizzata dall’Arma dei carabinieri, nella facoltà di Architettura all’università Roma Tre.
