
Migranti: Senato approva il decreto Cutro
Via libera del decreto legge Cutro da parte del Senato. 92 voti favorevoli, 64 i contrari. Ora il testo passa alla Camera, che per approvarlo ha tempo fino al 9 maggio.
Il decreto, varato dal governo nella riunione del Consiglio dei ministri che si è tenuta a Cutro dove avvenne il naufragio del 26 febbraio scorso, è stato approvato oggi in Senato con 92 voti favorevoli della maggioranza e 64 contrari. Ora si attende l’approvazione finale alla Camera entro il 9 maggio, dove non dovrebbe subire ulteriori modifiche.
Una delle norme più importanti mira a restringere lo status di protezione speciale, quel permesso di soggiorno della durata di due anni per i richiedenti asilo in Italia, per quei migranti che non hanno le caratteristiche per richiederlo. Ridotta di molto anche la possibilità, per i migranti, di convertire lo status di protezione speciale in un permesso di soggiorno per poter lavorare.

Migranti, foto d’archivio
L’obiettivo del Governo è quello di abolire del tutto tale status, come dichiarò tempo fa la stessa Premier Giorgia Meloni: “Viene nuovamente ristretta la protezione speciale, la cui fattispecie era stata allargata a dismisura: l’intento del governo è abolirla e sostituirla con una norma di buonsenso che corrisponda alla normativa europea di riferimento“.

Giorgia Meloni
Il permesso di soggiorno di sei mesi, inoltre, verrà rilasciato solo in caso di calamità (Nel paese di origine) “Contingente ed eccezionale”, e rinnovato di ulteriori sei mesi solo se permangono tali condizioni.
Confermato anche il reato che punisce gli scafisti con pene fino a 30 anni di carcere, se nel corso della traversata in mare ci sono state vittime. “Abbiamo approvato uno strumento fondamentale contro gli scafisti e l’immigrazione illegale. Abbiamo registrato piena e assoluta coesione e visione comune di tutto il centrodestra, che oggi è più forte”, ha dichiarato il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni.

Nicola Molteni
Grazie anche all’intervento di Palazzo Chigi, è stato reintrodotto il riferimento ai trattati internazionali (Che la Lega aveva fatto togliere) che l’Italia è obbligata a rispettare, evitando così i rischi di incostituzionalità che avrebbero costretto il presidente della Repubblica a non firmare il provvedimento.
