Conflitto in Medioriente: Israele e Palestina invitati al Consiglio Esteri dell’Unione europea

Conflitto in Medioriente: Israele e Palestina invitati al Consiglio Esteri dell’Unione europea

Israele, Palestina e altri paesi sono stati invitati al prossimo Consiglio Esteri dell’Unione europea. La situazione sulla denuncia del Sudafrica per genocidio nei confronti di Tel Aviv. Hassan Nasrallah: “Israele ha fallito nel raggiungere tutti gli obiettivi”.

Palestina e Israele, insieme a Egitto, Giordania, Arabia Saudita, e Lega Araba sono stati invitati al Consiglio Esteri dell’Unione europea convocato per il 22 gennaio.

A confermarlo è Josep Borrell, Alto rappresentante per gli Esteri dell’Unione europea al ritorno da una serie di incontri in Medio Oriente. Per Borrell, “è urgente che l’Europa sia coinvolta nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese, in stretta collaborazione con i nostri partner regionali“.

Joesp Borrell

Nel frattempo Cina ed Egitto chiedono congiuntamente un cessate il fuoco nel conflitto tra Israele e Gaza, ormai arrivato al suo 100mo giorno, e la creazione di uno “Stato di Palestina” che sia anche membro delle Nazioni unite.

Nel corso di un tour in Africa, durante una conferenza stampa, il ministro degli esteri cinese di Wang Yi ha dichiarato che lui e il suo omologo egiziano Sameh Choukri sono a favore di “Uno Stato di Palestina indipendente e sovrano entro i confini del 1967 con Gerusalemme Est come capitale“. In un successivo comunicato stampa, i due hanno anche chiesto “La fine della violenza e degli scontri“.

Wang Yi

Da parte sua, Benjamin Netanyahu, nel corso di una conferenza stampa in coincidenza con il 100esimo giorno dall’inizio del conflitto (7 ottobre) ha confermato che la guerra continuerà “Fino a quando non raggiungerà tutti gli obiettivi, che sono l’eliminazione di Hamas, il ritorno di tutti gli ostaggi e la promessa che Gaza non rappresenterà più una minaccia per il paese. Ripristineremo la sicurezza e nessuno ci fermerà, né l’Aia né l’asse del male“.

L’entità dei danni e dei morti causati a Gaza ha convinto, nelle ultime settimane, il Sudafrica a presentare formale denuncia alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia contro Israele per genocidio.

Benjamin Netanyahu

Secondo i vertici di Pretoria, Tel Aviv sarebbe “Intenzionata a distruggere i palestinesi come gruppo” e gli attacchi avvenuti finora hanno lo scopo di “provocare la distruzione della popolazione palestinese“. A sostegno della sua accusa, il Sudafrica ha presentato una vasta quantità di prove, incluse fotografie e video degli attacchi contro i civili palestinesi, ma anche, sembra, una serie di gravi dichiarazioni di esponenti del Governo e dell’esercito israeliano.

Ma ci vorranno anni per arrivare a una sentenza definitiva. Le sentenze della Corte sono in teoria definitive e vincolanti, ma nella pratica non c’è un mezzo sicuro ed efficace per farle rispettare.

Le udienze dei giorni scorsi, dove Tel Aviv si è difesa giudicando l’accusa del Sudafrica “grossolanamente distorta”, riguardano solo la richiesta di Pretoria di “Misure provvisorie” che possano funzionare da ordine restrittivo per fermare almeno i massacri a Gaza.

Come prima mossa, l’Aia dovrà decidere se “A prima vista” gli atti denunciati dal Sudafrica, ad esempio la restrizione di cibo e acqua a Gaza e i bombardamenti indiscriminati da parte di Israele, potrebbero provare l’accusa di genocidio.

Bisogna solo stabilire se almeno alcuni degli atti denunciati possono rientrare nelle disposizioni della convenzione“, ha poi confermato il Sudafrica.

Non è la prima volta che l’Aia si trova ad affrontare richieste di genocidio: a gennaio 2020, i giudici avallarono la richiesta del Gambia di azioni cautelari contro il genocidio dei Rohingya rimasti in Myanmar. Misure simili anche per proteggere gli ucraini dall’aggressione di Mosca e i bosniaci durante le guerre balcaniche negli anni ’90.

Sayyid Hassan Nasrallah

Arrivano anche dichiarazioni da Hezbollah, tramite un discorso recente del suo segretario generale, Hassan Nasrallah: “Israele ha fallito nel raggiungere tutti gli obiettivi, sia quelli annunciati che quelli che non ha reso noti, ed è precipitato nel fallimento. Alcuni parlano di un enorme buco da cui non può uscire. Non è riuscito a fermare i razzi lanciati dal nord di Gaza su Tel Aviv, né a recuperare un ostaggio vivo nonostante le capacità sviluppate del suo esercito e sebbene contro abbia solo fazioni armate. Dopo 100 giorni, le perdite del nemico aumentano, così come la sua confusione e il suo girare in tondo”.

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