
Guerra in Medioriente: Sudafrica accusa Israele di genocidio
Il Sudafrica denuncia Tel Aviv di genocidio alla Corte internazionale di giustizia, sulla base della Convenzione del 1948, la stessa mossa contro la Russia per le azioni militari in Ucraina. Ma arrivare a una sentenza potrebbe essere impossibile.
Ieri il Sudafrica ha rivolto alla Corte internazionale una denuncia nei confronti di Israele per genocidio, in base alla Convenzione del 1948. Leggiamo sul comunicato ufficiale: “Gli atti e le omissioni di Israele hanno natura genocida, perché commessi nell’intento specifico (…) di distruggere i palestinesi di Gaza come parte del più ampio gruppo nazionale, etnico e razziale palestinese”.
Il riferimento di Pretoria è a “L’uso indiscriminato della forza e la rimozione forzata degli abitanti”. Ora in base alla mozione la Corte dovrebbe riunirsi per chiedere misure adatte a prevenire ulteriori atti di genocidio.

La sede della Corte internazionale di giustizia
Già in passato mozioni simili sono state ignorate, come quella di marzo del 2022 rivolta alla Russia, sempre sulla base dell’accusa di genocidio, per le sue azioni militari in Ucraina.
Da parte sua Tel Aviv accusa Pretoria di “Collaborare con un gruppo terroristico che fa appello alla distruzione di Israele”.
La Convenzione su cui si basa l’accusa del Sudafrica è un trattato internazionale del 1948 (Ratificato anche da Israele due anni dopo) approvato dall’Assemblea generale dell’ONU. Permette a uno Stato, anche se non coinvolto nel conflitto o nell’azione, di denunciarne un altro davanti alla Corte. Inoltre fornisce gli strumenti e le prove sulle quali i tribunali possono definire la presenza o meno di genocidio.

Benjamin Netanyahu
Il Sudafrica, che sin dall’inizio del conflitto il 7 ottobre scorso si è sempre dimostrato critico verso Tel Aviv, chiede ora un provvedimento immediato, ma il cammino è complesso, lungo, e potrebbe anche non portare a nessuna azione nei confronti di Israele.
Infatti, le regole della Convenzione per definire il genocidio sono in teoria precise, ma c’è una clausola che rende il discorso più complicato, ovvero deve essere verificata “L’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale”. In parole più semplici, per parlare di genocidio bisogna prima provare che lo Stato accusato abbia davvero agito spinto da motivazioni razziste.
Il problema principale è che l’accesso alla Striscia di Gaza è completamente bloccato dalla stessa Tel Aviv e inoltre, come sempre accade in questi casi, non è possibile formulare l’accusa sulla base di indagini indipendenti.
