Gaza-Israele: slitta ancora il voto Onu sulla tregua

Gaza-Israele: slitta ancora il voto Onu sulla tregua

Di nuovo rinviato il voto al Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla tregua a Gaza. A opporsi la Russia e altri membri del Consiglio. USA pronti a sottoscriverla. Le Nazioni unite: “Almeno 570mila persone muoiono di fame nella Striscia“.

Al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite continuano i lavori per una risoluzione che porti a una tregua nel conflitto a Gaza. È la terza volta, dall’inizio della settimana, che il voto viene rinviato. In genere sono gli Stati uniti (Da sempre storici alleati di Israele) a porre il loro veto, come hanno già fatto più volte in passato, se non si rispettano le richieste di Tel Aviv. Tra queste c’è anche l’esigenza, da parte del governo del Primo ministro Benjamin Netanyahu, di bloccare i camion diretti verso la Striscia di Gaza per verificarne il contenuto, in teoria per evitare che Hamas venga in possesso di materiale bellico ma, di fatto, bloccando così ogni aiuto alla popolazione locale, ormai arrivata ormai a 20.057 morti e 53.320 feriti dal 7 ottobre scorso (Di cui 390 vittime e 734 feriti solo nelle ultime 48 ore).

Benjamin Netanyahu

Tra l’altro l’Onu ha appena confermato che “Almeno 570mila persone muoiono di fame nella Striscia“.

Ma sembra che a questo giro a opporsi alla risoluzione Onu siano state la Russia e altri membri del Consiglio, che nel corso dei colloqui a porte chiuse hanno criticato le modifiche apportate alla risoluzione per convincere gli Stati Uniti a sostenerla.

Dall’ultima bozza elaborata dalle Nazioni unite è quindi sparita la voce riguardante una “Fine immediata” delle ostilità, ma è rimasta la richiesta di “Misure urgenti per consentire immediatamente un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli e per creare le condizioni per una cessazione sostenibile delle ostilità“. Condizione impossibile da attuare, a causa del costante controllo di Tel Aviv sugli aiuti diretti verso Gaza. Anche se, a quanto pare, l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, Linda Thomas-Greenfield, dichiara che Washington era pronto “A sostenere la bozza così come era scritta“.

Linda Thomas-Greenfield

Per verità di cronaca, va detto che il presidente israeliano Isaac Herzog accusa l’Onu di essere responsabile dello scarso afflusso di aiuti umanitari nella Striscia: “Purtroppo, a causa della totale incapacità delle Nazioni Unite di lavorare in collaborazione con gli altri partner della regione, non è stato possibile consegnare più di 125 camion al giorno. Oggi sarebbe possibile consegnare a Gaza il triplo degli aiuti umanitari se le Nazioni Unite, invece di lamentarsi tutto il giorno, facessero il loro lavoro“, ha ribadito Herzog, sottolineando che Tel Aviv ha ispezionato centinaia di camion al giorno ai valichi, lasciandone fuori molti perché, così afferma, l’Onu “Non riesce a tenere il passo“.

Le Nazioni Unite e l’Egitto, da parte loro, respingono le accuse di Herzog, ribadendo come sia praticamente impossibile coordinare la logistica degli aiuti mentre si è costantemente sotto bombardamento.

Isaac Herzog

Nel frattempo, un’analisi di Cnn e Synthetaic (Azienda americana che si occupa di intelligenza artificiale) ha rivelato che tra le centinaia di bombe sganciate da Israele nella Striscia di Gaza ve ne sono molte da 2mila libbre (Quasi una tonnellata) in grado di uccidere o ferire gravemente in un raggio di 300 metri. È quanto emerge dall’esame di 500 crateri di più di 12 metri di diametro. Uno scenario che, secondo la Cnn, “Non si vedeva dai tempi del Vietnam”. Parliamo di ordigni quattro volte più pesanti di quelli più utilizzati dagli Usa contro l’Isis a Mosul, in Iraq.

Non va meglio sul fronte dell’informazione libera. Sin dall’inizio del conflitto l’accesso alla zona della Striscia è vietato alla stampa straniera indipendente. Tel Aviv raramente concede l’accesso ai reporter, e solo sotto lo stretto controllo delle sue forze militari. Persino l’Egitto ha bloccato il confine meridionale. Le uniche fonti dirette rimangono quindi gli stessi giornalisti palestinesi, che, sebbene soggetti a controlli e minacce (Sono stati uccisi finora quasi 70 reporter), continuano a mantenere un ponte tra i fatti e l’opinione pubblica, anche utilizzando i social network.

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)