
La Cassazione dispone un appello bis per il caso Mollicone
I giudici di Cassazione hanno deciso per un nuovo processo di appello per il caso di Arce, accogliendo così la richiesta del procuratore generale. Annullata l’assoluzione nei confronti dell’ex comandante Franco Mottola, della moglie Anna Maria e del figlio Marco, accusati dell’omicidio di Serena Mollicone e occultamento di cadavere.
Ci sarà un nuovo processo di appello per il delitto di Arce del giugno 2001, dove morì la diciottenne Serena Mollicone. A deciderlo sono stati i giudici della Cassazione. accogliendo così l’istanza delle corte d’appello di Roma, che si era espressa contro l’assoluzione di Franco Mottola, ex comandante della caserma di Arce. della moglie Anna Maria e del figlio Marco, a loro volta accusati dell’omicidio volontario e occultamento di cadavere e già assolti a in primo che in secondo grado.

Marco Mottola
In appello vennero anche scagionati il luogotenente dei carabinieri Vincenzo Quatrale e il carabiniere Francesco Suprano (di recente reintegrato nell’Arma), coinvolti fin dalle prime fasi dell’inchiesta. Torna così la possibilità per la famiglia Mollicone e per la procura di Cassano di fare chiarezza su questo omicidio.
Facciamo un passo indietro: il primo giugno del 2001 Serena Mollicone uscì di casa per recarsi a una visita dal dentista e non torno più. Due giorni dopo venne ritrovato il suo corpo in un bosco, legato ai polsi e alle caviglie con del nastro adesivo. Le indagini rivelarono subito una serie di depistaggi, e la successiva autopsia rivelò che la ragazza era stata colpita con violenza alla testa e poi soffocata. L’inchiesta portò all arresto di Carmine Belli, il carrozziere del paese, poi assolto.

Sette anni dopo, nel 2008, una testimonianza di un brigadiere dei carabinieri, Santino Tuzi rivelò che Serena era stata vista entrare nella caserma di Arce la mattina della sua scomparsa. Tuzi venne ritrovato morto pochi giorni dopo. Si parlò di suicidio, ma troppi erano i dubbi e le coincidenze strane.
Nel 2011 le indagini ripresero, con una perizia che rivelò che la ferita alla testa di Serena era compatibile con un impatto contro la porta della caserma. L’inchiesta si rivolse quindi verso la famiglia Mottola, che aveva un alloggio nell’edificio dei carabinieri.
Per l’accusa, la ragazza era stata uccisa dal comandante Marco Mottola, e il suo corpo nascosto nel bosco per depistare le indagini. Nel 2019 si arrivò al processo nella Procura di Cassino per i tre indagati, Marco, moglie e figlio., e i due carabinieri Suprano e Quatrale.
Come accennato, Quatrale e Suprano vennero poi scagionati, ma anche gli altri tre accusati, dopo anni di dibattimenti, vennero poi assolti per insufficienza di prove, fino a questa richiesta di appello bis.
