
Tentano di vendere materiale riservato su Messina Denaro. Arrestati un maresciallo e un politico
A Mazara del vallo un consigliere comunale e un carabiniere sono stati arrestati per aver cercato di vendere a Fabrizio Corona dei file riservati sull’arresto di Matteo Messina Denaro. Le accuse sono di ricettazione, accesso abusivo al sistema informatico e violazione del segreto d’ufficio.
Il maresciallo Luigi Pirollo, in servizio al nucleo Operativo della Compagnia di Mazara del Vallo, e il consigliere comunale suo complice Giorgio Randazzo sono stati arrestati ieri mattina e messi ai domiciliari con l’accusa di aver cercato di vendere il 25 maggio scorso per migliaia di euro a Fabrizio Corona del materiale riservato sull’arresto dell’ex boss di Cosa nostra (Avvenuto il 16 gennaio scorso).

Matteo Messina Denaro
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Pirollo (Accusato ora di accesso abusivo al sistema informatico e violazione del segreto d’ufficio) si sarebbe introdotto negli archivi informatici riservati dell’Arma dei carabinieri, prelevando 782 file, consegnandoli poi a Randazzo (Accusato di ricettazione), che si sarebbe occupato di proporne l’acquisto a Corona.
A causa di un errore di trasmissione dei dati, dai file trafugati mancava ogni accenno al covo di vicolo di Messina Denaro a San Vito di Campobello di Mazara, intestato ad Andrea Bonafede (Nome di copertura utilizzato dall’ex boss). Questa mancanza sarebbe stata sfruttata dai due arrestati per imbastire un falso scoop su presunte omissioni nelle indagini, da vendere poi a Corona.

Fabrizio Corona
Sembra non ci siano dubbi sul coinvolgimento di Pirollo, che un giudice ha definito “Una personalità priva di scrupoli”, dal momento che l’accesso ai file sarebbe stato effettuato con la sua password privata, e il materiale è stato ritrovato anche sul PC personale del maresciallo. La decisione di mettere i due arrestati ai domiciliari è dovuta anche al fatto che si teme possano mettere in circolazione i dati trafugati.
Le indagini sono partite da alcune intercettazioni effettuate dagli inquirenti al cellulare di Corona, disposte dopo che il fotografo venne in possesso di alcuni file audio di conversazioni tra Messina Denaro e alcune pazienti da lui conosciute quando era in ospedale per la chemioterapia. In una di queste intercettazioni, Corona diceva di avere tra le mani “Uno scoop pazzesco”, ma in seguito intuì che il materiale era di provenienza illegale.

Il covo di Messina Denaro
Il noto fotografo, ora indagato a piede libero, in accordo con Moreno Pisto, direttore del quotidiano online Mowmag, ha subito denunciato la tentata vendita e lo stesso Pisto si è recato dalla Polizia di Palermo.
L’avvocato Ivano Chiesa, storico legale di Corona, ha spiegato come “Un uomo ha chiesto di incontrarli e si è presentato con dei documenti, loro (Corona e Pisto, ndr) hanno capito subito che era una polpetta avvelenata, hanno bluffato fingendosi interessati e Pisto ha denunciato in accordo con Fabrizio, capendo la delicatezza della situazione. Non hanno pubblicato alcuna notizia nemmeno di quello strano contatto” e continua “Fabrizio ora è indagato per tentata ricettazione, un reato che non esiste”.
La casa di Corona è stata anche perquisita dai carabinieri, e tramite il suo legale il fotografo ha dichiarato “Ho fatto il mio lavoro e mi sono comportato da cittadino onesto e corretto e nonostante tutto eccomi ancora qua in questa situazione“.
