
Palermo: Matteo Messina Denaro arrestato in una clinica privata
Lo storico capomafia di Castelvetrano, latitante dal 1993, è stato arrestato questa mattina dai carabinieri del Ros nella clinica Maddalena di Palermo, dove si era recato per alcune cure. Era l’ultimo super latitante rimasto dopo Riina e Provenzano. L’inchiesta, basata su una lunga indagine, è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido.
Di grande aiuto nelle indagini sono state le intercettazioni, dove gli inquirenti hanno ascoltato i parenti dell’ex latitante parlare della malattia (Messina denaro è in cura da anni per un tumore). Da lì i dati delle intercettazioni sono state incrociati con una lista di malati oncologici del Ministero della salute, permettendo così di isolare i profili più compatibili con il ricercato. Una volta scoperto che proprio questa mattina era in programma una visita oncologica, compatibile con gli indizi raccolti, alla clinica Maddalena i carabinieri del Ros si sono appostati in attesa.
Poco dopo Messina Denaro, che si era registrato per la visita con il falso nome di Andrea Bonafede, è stato fermato da un carabiniere al quale, dietro sua richiesta, ha subito rivelato la sua vera identità senza opporsi all’arresto. Con lui è stato arrestato, con l’accusa di fiancheggiamento, anche Giovanni Lupino, commerciante di olive che questa mattina aveva fatto da autista all’ex latitante di Cosa nostra.

Nato nel 1962 a Castelvetrano, figlio del capomafia locale Francesco “Ciccio” Messina Denaro, era l’ultimo boss rimasto ancora da catturare, dopo Totò Riina e Bernardo Provenzano (Rispettivamente 23 e 43 anni di latitanza), tutti e tre appartenenti all’epoca delle stragi mafiose di cui, per la cronaca, facevano parte anche nomi come Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e i fratelli Graviano. Condannato per gli attentati dei primi anni ’90 a Milano, Roma e Firenze, per l’omicidio del piccolo Giuseppe di Matteo, sciolto nell’acido, e per gli attentati in cui morirono Falcone e Borsellino, Messina Denaro fece perdere le sue tracce quando era poco più che trentenne, trovando anche il tempo di avvisare la sua fidanzata dell’epoca, Angela: “Sentirai parlare di me, mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità”.
“Grandissima soddisfazione per un risultato storico nella lotta alla mafia” ha subito commentato il Ministro dell’interno Matteo Piantedosi “Complimenti alla Procura della Repubblica di Palermo e all’Arma dei Carabinieri che hanno assicurato alla giustizia un pericolosissimo latitante. Una giornata straordinaria per lo Stato e per tutti coloro che da sempre combattono contro le mafie“.
Da parte sua Teo Tuzi, comandante dei carabinieri di Palermo, ha confermato: “Matteo Messina Denaro è stato catturato grazie al metodo Dalla Chiesa, cioè la raccolta di tantissimi dati informativi dei tanti reparti dei carabinieri, sulla strada, attraverso intercettazioni telefoniche, banche dati dello Stato, delle regioni amministrative per portare all’arresto di questa mattina. Una grande soddisfazione perché è un risultato straordinario. Messina Denaro era un personaggio di primissimo piano operativo, ma anche da un punto di vista simbolico perché è stato uno dei grandi protagonisti dell’attacco allo Stato con le stragi. Risultato reso possibile dalla determinazione e dal metodo utilizzato. Determinazione perché per 30 anni abbiamo voluto arrivare alla sua cattura soprattutto in questi ultimi anni con un grandissimo impiego di personale e di ricorse strumentali“.
“Un risultato” conclude il comandante “Grazie al lavoro fatto anche dalle altre forze di polizia particolare dalla polizia di Stato. La lotta a Cosa nostra prosegue. Il cerchio non si chiude. È un risultato che dà coraggio che ci dà nuovi stimoli ad andare avanti e ci dà metodo di lavoro per il futuro, la lotta alla criminalità organizzata è uno dei temi fondamentali di tutti gli stati“.
Dopo l’arresto l’ex boss di Cosa nostra, e ormai anche ex latitante, è stato rinchiuso prima nella caserma di san Lorenzo, poi all’aeroporto di Boccadifalco, da dove è stato infine trasferito in un carcere di massima sicurezza.
