
Arrestato Andrea Bonafede, l’uomo che diede la sua identità a Messina Denaro
Il geometra Andrea Bonafede è stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa per aver prestato in modo consapevole la sua identità, con tanto di documento di riconoscimento, all’ex boss ed ex latitante Matteo Messina Denaro.
A pochi giorni di distanza dall’arresto dell’ultimo boss latitante, è finito in carcere anche Andrea Bonafede, con l’accusa di aver “Consapevolmente ceduto la propria identità e gli ha consentito di preservare il proprio status di latitante (A Messina denaro, ndr) e conseguentemente continuare a ricoprire il proprio ruolo direttivo nell’associazione mafiosa“.
Secondo il Gip di Palermo Alfredo Montalto, Bonafede era un uomo di fiducia di Messina Denaro, insieme all’autista Giovanni Luppino, anch’esso ora agli arresti. Non è nuovo agli ambienti mafiosi: è infatti nipote di Leonardo Bonafede, boss di Campobello di Mazara, in Sicilia. Secondo gli inquirenti infatti “Bonafede ha un’estrazione familiare compatibile con il ruolo di partecipe dell’associazione mafiosa dal momento che egli è nipote del noto Bonafede Leonardo, già reggente proprio della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara che ha protetto, quanto meno negli ultimi anni, la latitanza dello stesso Messina Denaro Matteo consentendogli di svolgere appieno il ruolo di capo indiscusso della consorteria di Cosa nostra nella provincia di Trapani”.

Ad aiutare i carabinieri a risalire a Bonafede è stato il rivenditore di automobili presso il quale Messina Denaro aveva acquistato una Giulietta in modo tracciabile, utilizzando proprio un bancomat e una carta d’identità del geometra.
Tra l’altro Bonafede aveva in passato già fornito a Messina Denaro un’altra automobile, una 500. I documenti di entrambe le vetture sono stati ritrovati in uno dei covi dell’ex latitante.
Nel corso dell’interrogatorio, Bonafede ha raccontato agli inquirenti di aver incontrato Messina Denaro a Campobello di Mazara meno di un anno fa, dopo molti anni che i due non si vedevano. In quell’occasione l’ex boss avrebbe chiesto al geometra i suoi documenti e una casa dove poter vivere (Il covo di vicolo san Vito).

La carta d’identità di Bonafede, con la foto di Messina Denaro
Ma per investigatori questa versione dei fatti ha troppe incongruenze: la più importante è che molto difficilmente un boss ricercato come Messina Denaro, in latitanza da quasi 30 anni, si sarebbe affidato a un non affiliato (A Bonafede è contestata l’associazione mafiosa, non l’affiliazione), che oltretutto non vedeva da molto tempo, per un compito così delicato. Inoltre le date non coincidono: Bonafede dice di aver incontrato Messina Denaro meno di un anno fa, ma i suoi documenti erano in mano a Messina Denaro già da novembre del 2020, quando l’ex boss venne operato all’ospedale di Mazara del Vallo.
Come afferma infatti il Gip Alfredo Montalto, non è i “Minimamente credibile che il latitante notoriamente più pericoloso e più ricercato d’Italia si sia ad un certo momento affidato ad un soggetto occasionalmente incontrato, non affiliato e che non vedeva da moltissimi anni, per coprire la sua identità, soprattutto nel momento in cui aveva necessità di entrare in contatto con strutture pubbliche sanitarie, con conseguente elevato rischio di essere individuato, come in effetti è avvenuto, oltre che per acquistare l’immobile ove per un periodo di almeno sei mesi e fino all’arresto ha dimorato“.
“Si è in presenza, in sostanza, sia pure, in termini di gravità indiziaria di un’affiliazione verosimilmente riservata di Bonafede per volontà del Messina Denaro“ si legge infine nell’ordinanza di custodia.
