
Caso De Maria. I giudici “Esito drammatico e imprevedibile”
Per i giudici non c’erano avvisaglie per prevedere il femminicidio e il tentato omicidio commessi da Emanuele De Maria durante il permesso di lavoro: “nulla che potesse lasciar presagire l’imprevedibile e drammatico esito“. Il permesso di lavoro firmato nel 2023 dal magistrato Giulia Torri. Il fascicolo in mano al Ministero della Giustizia. Delmastro: “Al momento è prematuro dire qualsiasi cosa“.
Venerdì scorso Emanuele De Maria, detenuto per omicidio nel carcere di Bollate (per aver ucciso nel 2016 la 23enne tunisina Oumaima Racheb) in permesso di lavoro, ha ucciso con 4 coltellate la sua collega barista Chamila Wijesuriya (il cui corpo venne viene ritrovato due giorni dopo). Poi, dopo aver passato la notte fuori dal carcere e quindi in condizioni da evaso, sabato mattina De Maria ha aggredito a coltellate un altro collega, Hans Nasr, davanti all’hotel nella zona della stazione centrale di Milano.

Nasr è stato poi operato nell’ospedale Niguarda, e i poliziotti lo ascolteranno il prima possibile per cercare di scoprire il movente e le dinamiche. Braccato dalle forze dell’ordine e persino ripreso da una telecamera di sorveglianza mentre usava il cellulare, De Maria domenica mattina si è suicidato gettandosi dal Duomo di Milano. Nella caduta ha anche sfiorato un ragazzo che si trovava sulla strada.
Tornando al permesso di lavoro accordato a De Maria, come scrivono in una nota Giuseppe Ondei, presidente della Corte d’Appello di Milano, e Anna Maria Oddone, presidente facente funzione del Tribunale di sorveglianza: “La decisione è stata emessa in ragione di un percorso carcerario che si è mantenuto sempre positivo anche durante i due anni di lavoro presso l’albergo Berna, senza che nulla potesse lasciar presagire l’imprevedibile e drammatico esito“.

la firma sul permesso venne messa nel 2023 da Giulia Torri, magistrato dal 2019 in servizio presso l’ufficio di sorveglianza di Milano famosa, tra l’altro, per aver presieduto il Collegio che nel 2013 aveva condannato in primo grado Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione al termine del processo “Ruby“.
Ora l’intero fascicolo è in mano al Ministero della Giustizia il cui sottosegretario, Andrea Delmastro, sottolinea che “Si deve fare luce su cosa è successo, a al momento è prematuro dire qualsiasi cosa”.
