Salvatore Borsellino indagato per diffamazione aggravata

Salvatore Borsellino indagato per diffamazione aggravata

Salvatore Borsellino è accusato di diffamazione aggravata dopo la querela del generale Mori. Al centro, ancora una volta, la scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino e le ombre irrisolte della strage di via D’Amelio.

Salvatore Borsellino, fondatore del movimento “Le Agende Rosse”, è indagato per diffamazione aggravata a seguito della querela presentata dal generale Mario Mori. L’ex comandante del Ros ritiene “lesive della propria reputazione” alcune affermazioni di Borsellino legate alla scomparsa dell’agenda rossa appartenuta al fratello Paolo, ucciso nel 1992 nella strage di via D’Amelio.

L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta l’ennesimo segnale di una  questione tutt’oggi ancora aperta.

Le dichiarazioni al centro dell’indagine riguardano il ruolo e le presunte influenze esercitate da Mori nelle ricostruzioni fornite alle Commissioni Antimafia sulla sparizione dell’agenda rossa.
Da anni Salvatore Borsellino richiama una serie di elementi che considera decisivi:

  • le fotografie che ritraggono il capitano Giovanni Arcangioli con la borsa di Paolo Borsellino pochi istanti dopo l’esplosione;

  • l’appunto attribuito ad Arnaldo La Barbera, secondo cui una “borsa in pelle” e un’“agenda” sarebbero state consegnate alla Procura di Caltanissetta il 20 luglio 1992;

  • una sequenza di passaggi mai definitivamente chiarita dalle indagini.

La storia processuale del generale Mori è segnata da una lunga serie di assoluzioni: dalla mancata perquisizione del covo di Riina alla mancata cattura di Provenzano, fino alla sentenza definitiva sul processo per la cosiddetta trattativa Stato–mafia.
In più occasioni i giudici hanno stabilito che “il fatto non costituisce reato”. Una formula che ha chiuso i procedimenti ma non il dibattito pubblico, alimentato dalla distanza tra verità giuridica e verità storica, perché ciò che non è reato può comunque essere accaduto.

La querela contro Salvatore Borsellino ha provocato una reazione compatta del Coordinamento nazionale delle associazioni dei familiari delle vittime di stragi e attentati.
In un documento firmato da diversi rappresentanti, l’iniziativa giudiziaria viene definita un “attentato giudiziario”: un segnale d’allarme sul rischio che lo strumento penale venga utilizzato per limitare chi continua a interrogare i buchi neri della stagione stragista.

Il Coordinamento denuncia apertamente un paradosso: chi da oltre trent’anni chiede verità sulla sparizione dell’agenda rossa diventa oggi imputato, mentre molti nodi irrisolti degli apparati statali del 1992 restano ancora senza risposta. Un riferimento diretto alle numerose assoluzioni “perché il fatto non costituisce reato” che hanno riguardato figure centrali di quegli anni, segno di un conflitto mai composto tra memoria e istituzioni.

Per Salvatore Borsellino, il procedimento rappresenta “l’occasione per portare l’agenda rossa in un’aula di giustizia”.
L’udienza preliminare, in programma nelle prossime settimane, vedrà da una parte la tutela della reputazione di un ex ufficiale assolto nei processi più delicati dell’ultimo trentennio, dall’altra il diritto di continuare a chiedere verità su un reperto scomparso che resta il cuore irrisolto della strage del 19 luglio 1992.

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)