
Mafia: morto il boss Nitto Santapaola in un ospedale penitenziario
Il bosso siciliano Santapaola è morto in un ospedale penitenziario di Milano all’età di 87 anni. Da tempo era malato di diabete. La carriera iniziata nel commercio di auto e il coinvolgimento nelle stragi mafiose degli anni ’90, tra cui quelle di via Capaci e via D’Amelio.
Benedetto “Nitto” Santapaola, storico boss di Cosa nostra di Catania, è deceduto all’età di 87 anni nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano. Considerato uno dei più sanguinari capomafia siciliani, scontava da 33 anni un ergastolo in regime di 41-bis.
Santapaola venne arrestato il 18 maggio del 1993 nelle campagne di Caltagirone da una squadra di poliziotti guidata dagli investigatori Antonio Manganelli, Alessandro Pensa e Gianni de Gennaro, intenzionati a rendere giustizia a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Nato nel 1938 a Catania in una famiglia già legata a Cosa Nostra, divenne “Uomo d’onore” all’inizio degli anni ’60, per poi passare al commercio aprendo la più grande concessionaria di Renault in Sicilia. All’inaugurazione dell’autosalone parteciparono anche il questore e il prefetto di Catania.
Fu tra i protagonisti della fase stragista insieme ai cortonesi di Totò Riina, tra cui nelle stragi di via Capaci e di via D’Amelio, nell’agguato al poliziotto Gianni Lizzo e nell’omicidio del giornalista Giuseppe Fava. Per i quali venne condannato a vari ergastoli.

Pochi anni dopo l’arresto di Santapaola, sua moglie Carmela Minniti venne uccisa il 1 settembre 1995 con un’arma da fuoco da Giuseppe Ferone, un “pentito” ed ex affiliato al clan Ferlito-Pillera, che poi dichiarò di aver ucciso la donna per far provare a Santapaola lo stesso dolore che aveva provato lui per la morte di suo padre e di suo figlio, assassinati dai sicari senza che “Nitto” li fermasse.
Santapaola, a quanto pare, riuscì poi gestire i suoi traffici anche da detenuto, motivo per cui gli vennero sempre rifiutati i domiciliari o la detenzione in una struttura medica per curarsi il diabete, di cui soffriva da molti anni. Il ricovero nella struttura dove è poi deceduto venne concesso solo per l’aggravarsi della malattia.
