
Crans-Montana, l’Italia parte civile nel processo
L’Italia si costituisce parte civile nel processo svizzero sulla tragedia di Crans-Montana, per tutelare le famiglie delle vittime, garantire l’interesse pubblico e seguire da vicino l’accertamento delle responsabilità dei gestori della struttura e dei titolari del locale coinvolto.
L’Italia si prepara a entrare formalmente nel processo sulla tragedia di Crans-Montana come parte civile.
La decisione, annunciata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, nasce dalla volontà di dare un segnale politico e istituzionale forte dopo una vicenda che ha profondamente colpito il Paese, costata la vita anche a sei giovanissimi cittadini italiani.
Il procedimento giudiziario si svolge in Svizzera, dove sono chiamati a rispondere delle proprie responsabilità i soggetti coinvolti nella gestione della sicurezza della struttura teatro della tragedia, i titolari del locale “Le Constellation”, i coniugi Jacques e Jessica Moretti, di origini corse. L’uomo è attualmente in carcere, mentre per la donna sono stati disposti i domiciliari con apposizione del braccialetto elettronico.
La presenza dello Stato italiano nel processo ha l’obiettivo di tutelare non solo le famiglie delle vittime, ma anche l’interesse pubblico, contribuendo all’accertamento delle responsabilità e al riconoscimento dei danni subiti.
Secondo il governo, la costituzione di parte civile rappresenta un atto dovuto di vicinanza alle vittime e ai loro familiari, oltre che uno strumento giuridico per seguire da vicino l’evoluzione del procedimento. L’Italia, pur non avendo giurisdizione diretta sui fatti, intende così esercitare un ruolo attivo in una vicenda che ha avuto un forte impatto emotivo e sociale.
Parallelamente, resta aperta l’attenzione delle autorità giudiziarie italiane, che monitorano il caso in raccordo con quelle svizzere. Un doppio binario, politico e giudiziario, che mira a evitare zone d’ombra e a garantire che quanto accaduto a Crans-Montana non resti senza risposte.
