Parole di dolore nella lettera addio che Pasquale e Maria Carlomagno hanno lasciato. Un passaggio che racconta quanto ciò che hanno letto sui social, sui giornali e visto in televisione abbia inciso sulla loro decisione di togliersi la vita.
È anche per questo clima, spiegano nel messaggio lasciato al figlio Davide, presso il quale si erano rifugiati a Roma, che i due coniugi avrebbero scelto di farla finita insieme.
Una decisione maturata all’interno di una vicenda più grande di loro, iniziata con l’omicidio della nuora Federica Torzullo, uccisa il 9 gennaio scorso dal marito Claudio Carlomagno, oggi detenuto nel carcere di Civitavecchia.
Da quel momento, l’intera famiglia è stata travolta da una tragedia senza ritorno.
Claudio Carlomagno è “sorvegliato a vista” sin dal giorno del suo arresto, il 18 gennaio, misura ulteriormente rafforzata dopo il suicidio dei genitori, per scongiurare il rischio di gesti disperati. Pasquale e Maria si sono tolti la vita nello stesso momento, impiccandosi nella loro villetta di via Tevere, ad Anguillara.
Lunedì l’uomo ha ricevuto la visita del suo avvocato, Andrea Miroli: «Si trova in una situazione di forte turbamento. È provato, consapevole e chiede notizie del figlio», ha riferito il legale.
La Procura di Civitavecchia ha intanto aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Un atto dovuto che consentirà lo svolgimento delle autopsie, previste per martedì 27 gennaio, e ulteriori accertamenti su eventuali pressioni psicologiche subite dalla coppia. Sotto la lente degli inquirenti finiscono anche le reazioni e gli insulti comparsi sui social, alimentati dai sospetti, poi non confermati, di un possibile coinvolgimento di Pasquale Carlomagno nell’occultamento del corpo della nuora.
È vero che nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Claudio viene citata la presenza del padre per nove minuti a bordo di un furgone nei pressi dell’abitazione di via Costantino, dove l’omicidio era già avvenuto. Ma dalle indagini dei carabinieri non emerge alcun ruolo attivo del 67enne: non avrebbe svolto “compiti”, né risulta sia entrato nella villetta. Un uomo rimasto estraneo ai fatti, mai indagato, che nei giorni successivi aveva scelto il silenzio, evitando contatti e rispondendo solo all’inizio alle domande degli investigatori.
Davanti alla villetta di via Tevere, ora, resta il silenzio.