
Matteo Messina Denaro: trovati i beni. Sequestri per 200 milioni
In un’operazione della Guardia di Finanza di Palermo, coordinata dalla DIA, è stato rintracciato un patrimonio di 200 milioni di euro riconducibile al traffico di droga di Matteo Messina Denaro. Tre arresti. La svolta nelle indagini grazie a due nuovi collaboratori di giustizia.
La Procura di Palermo, in un’operazione condotta dalla Guardia di Finanza del capoluogo siciliano e coordinata Direzione Distrettuale Antimafia, ha rintracciato e sequestrato il tesoro accumulato in quattro decenni tramite il traffico di droga, e riconducibile, secondo le indagini, a Matteo Messina Denaro.
Parliamo di duecento milioni di euro, divisi tra società in vari paradisi fiscali, ville di lusso e conti correnti. L’operazione ha portato anche all’arresto di tre persone per impiego di denaro di provenienza illecita, il tutto aggravato dall’agevolazione mafiosa.

Matteo Messina Denaro
Come leggiamo in una nota delle Fiamme Gialle: “L’operazione giunge al termine di un’intensa attività investigativa che ha consentito di ricostruire un imponente patrimonio frutto del reimpiego, anche attraverso società off-shore, di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate già a partire dagli anni ’80 sotto l’egida di Cosa nostra trapanese e nell’interesse del suo stesso vertice, Matteo Messina Denaro”.
Al centro delle indagini troviamo coinvolto Giacomo Tamburello, 66enne entrato nel giro del traffico di droga all’età di 20 anni. Da negoziante di vestiti in Campobello di Mazara (paese della latitanza di Messina Denaro) era riuscito a scalare l’intera gerarchia del traffico di droga. Gli agenti delle Fiamme Gialle lo hanno arrestato, sempre a Campobello, mentre scontava i domiciliari in casa della madre.

Gli altri due arrestati, l’ex moglie di Tamburello, Maria Antonino Bruno, e il figlio Luca, a loro volta coinvolti nel business del narcotraffico, sono stati fermati in Spagna. Il patrimonio gestito dai Tamburello era diviso in molti paesi: ville in Spagna, conti correnti a Gibilterra, Libano, Lussemburgo, Andorra e isole Cayman, oltre a fondi, azioni, titoli in numerose banche, e resort e appartamenti.
Va ricordato che la svolta nell’inchiesta è stata rappresentata da due collaboratori di giustizia: Giuseppe Bruno, che ormai collabora anche con la giustizia brasiliana (oltre che con quella italiana) dallo scorso anno, e Vincenzo Spezia, storico boss della mafia di Campobello.
Come ha spiegato il procuratore aggiunto di Palermo, Vito Di Giorgio: “È stata un’attività molto complessa andare a rintracciare i capitali. I soggetti che hanno fatto questi investimenti hanno dimostrato una fortissima preparazione professionale, spostando il denaro su conti correnti di società ubicate in paradisi fiscali, movimentando continuamente questo denaro, in tempi rapidissimi proprio per schermare la loro azione e con una diversificazione degli investimenti”.
