Addio a Paolo Rossi, il Re del Mundial 1982

Addio a Paolo Rossi, il Re del Mundial 1982

Nel corso di questi anni, Paolo Rossi si è dedicato sia all’imprenditoria che alla tv, diventando opinionista per i principali canali nazionali. Con la moglie Federica e le figlie Sofia Elena e Maria Vittoria, viveva un momento decisamente felice. “E' questo il regalo più bello”, dichiarò in occasione dei suoi 60 anni, “non sono un materialista, quindi la cosa più bella è stare con le persone più care. Nella mia vita ho sempre privilegiato i rapporti umani e condividere i momenti belli, come può essere per l'appunto un compleanno importante”. Rossi non ha mai avuto rimpianti per le scelte fatte: “Una volta lasciato il calcio ho fatto la scelta di staccare un po', disse il campione, “impegnandomi con altre attività imprenditoriali. E' stata una mia scelta non fare né l'allenatore né il dirigente, due ruoli che non mi sentito di portare avanti”. Ma il calcio è rimasto nel sangue, tanto da tornare a fare il commentare televisivo per Sky e Rai, e poi nel fondare l'Accademy Paolo Rossi, una scuola calcio per bambini

Un altro grave lutto nel mondo del calcio. E' morto a 64 anni Paolo Rossi, l’ ex calciatore campione del mondo con l’talia nel 1982 e giocatore del Lanerossi Vicenza e della Juventus. A darne notizia questa notte è stata la moglie Federica Cappelletti, attraverso il suo profilo Instagram. Una notizia che ha sconvolto l’Italia intera, che ricorda ancora le gesta di Rossi nel Mondiale di calcio in Spagna del 1982 vinto dall’Italia.
A 17 anni voleva essere Kurt Hamrin, a 26 era Pablito. Tanti anni dopo, Paolo Rossi, “L’;uomo che ha fatto piangere il Brasile”, nonostante il nome che più comune non si può, è diventato una griffe italiana, un po’ come la pizza. Lui, tanto schivo da essere rientrato nell’ombra dopo il trionfo e così geloso della sua vita privata, si era ritrovato in qualche occasione pubblica con gli amici delle “notti magiche” Enzo Bearzot, Antonio Cabrini e Marco Tardelli.
Una carriera probabilmente troppo breve (10 anni in serie A di cui 2 cancellati dalla vicenda del calcio scommesse) per un campione che aveva staccato la spina considerando le amarezze più importanti delle gioie nel “suo” mondo del calcio, e che ora piange un grande campione quale è stato. A dargli il nomignolo Pablito fu il giornalista sportivo Giorgio Lago. Un calciatore che ha sempre messo il fattore umano davanti a tutto.
Nella sua vita c’è sicuramente la carriera, l'esplosione nel Vicenza, l’amarezza nei lunghi giorni della squalifica, i momenti indimenticabili del Mundial spagnolo, i tre gol contro il Brasile, il trionfo di Madrid. Ma anche i sentimenti più privati, il primo matrimonio finito, la decisione di abbandonare definitivamente quel mondo che gli aveva in egual misura dato e sottratto, il desiderio di tornare a essere “il signor Rossi”.
“Ricordiamo la sua grande generosità”, disse in occasione della presentazione della biografia di Rossi, Marco Tardelli, “di quando si scartava le caramelle in tasca per non darle ai compagni, mentre Antonio Cabrini (10 anni con Paolo in nazionale) ricordava divertito di essere stato la causa vera della rottura con la stampa durante i mondiali di Spagna. “Le illazioni secondo le quali, tra me e Paolo, che eravamo in stanza insieme, io facevo la donna perché sono più bellino, in fondo trasformarono la squadra in un grande gruppo”. Sono due gli allenatori che in qualche modo hanno creato il “mito” Paolo Rossi.
Il primo è stato Giovambattista Fabbri, che nel Lanerossi Vicenza, quando aveva 20 anni, gli ha cambiato il ruolo esaltando
le sue qualità. L’altro è stato Enzo Bearzot. Il ct dei campioni del mondo in Spagna, ricordò una volta le polemiche e le contestazioni per aver scelto questo giocatore al posto di altri. “Il mondiale del 1978 si era archiviato troppo in fretta”, disse Bearzot, “Lì è cominciato il vero Paolo Rossi. Ma io avevo sempre creduto che Paolo, un raro esempio di toscano dolce, potesse ripetere e migliorare quella prestazione quattro anni dopo”.
Nel corso di questi anni, Paolo Rossi si è dedicato sia all’imprenditoria che alla tv, diventando opinionista per i principali canali nazionali. Con la moglie Federica e le figlie Sofia Elena e Maria Vittoria, viveva un momento decisamente felice. “E’ questo il regalo più bello”, dichiarò in occasione dei suoi 60 anni, “non sono un materialista, quindi la cosa più bella è stare con le persone più care.
Nella mia vita ho sempre privilegiato i rapporti umani e condividere i momenti belli, come può essere per l'appunto un compleanno
importante”.
Rossi non ha mai avuto rimpianti per le scelte fatte: “Una volta lasciato il calcio ho fatto la scelta di staccare un po’, disse il campione, “impegnandomi con altre attività imprenditoriali. E’ stata una mia scelta non fare né l’allenatore né il dirigente, due ruoli che non mi sentito di portare avanti”. Ma il calcio è rimasto nel sangue, tanto da tornare a fare il commentare televisivo per Sky e Rai, e poi nel fondare l’Accademy Paolo Rossi, una scuola calcio per bambini.

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)