
Arresti a Bari: domiciliari per Alfonso Pisicchio e il fratello Enzo
Nuova inchiesta giudiziaria a Bari. L’ex assessore della Regione Puglia, Alfonso Pisicchio, e suo fratello Enzo sono stati messi ai domiciliari in seguito a un’inchiesta della Procura, iniziata a febbraio scorso con l’iscrizione di 130 persone sul registro degli indagati. Per quest’ultima inchiesta gli indagati sono 15.
I nuovi arresti sono stati fatti mercoledì scorso. Tra i reati contestati, tra il 2016 e il 2020, ci sono truffa, anche aggravata, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione, nei confronti di Alfonso Pisicchio e altre persone. Una in carcere, il broker Cosimo Napoletano, due interdette da attività professionali per un anno, Vincenzo Iannuzzi e Grazia Palmitessa e quattro ai domiciliari, i fratelli Pisicchio, poi Francesco Catanese e l’imprenditore Giovanni Riefoli.
Tra l’altro la Guardia di finanza ha eseguito un sequestro di beni per un valore complessivo di 800mila euro.
Per l’accusa i fratelli Pisicchio e il partito Iniziativa democratica avrebbero ricevuto contributi in denaro contante “pari ad almeno 156mila euro”. Viene quindi contestato un finanziamento illecito ai partiti.
All’epoca dei fatti, era la giunta del governatore Michele Emiliano, Alfonso Pisicchio ricopriva il ruolo di consigliere regionale della Puglia e coordinatore del partito, dove suo fratello Enzo era presidente. I due sono anche accusati per un episodio di corruzione riguardante un appalto per l’affidamento della riscossione delle tasse sui rifiuti e sugli immobili.

Michele Emiliano
Secondo le accuse avrebbero anche aiutato l’imprenditore Giovanni Riefoli ad avere informazioni. In cambio, Enzo avrebbe ricevuto, il “pagamento di mobili, feste private, un cellulare, un tablet, un’automobile e l’assunzione fittizia della figlia”.
Mentre per Alfonso la ricompensa, secondo gli inquirenti, sarebbe stata l’assunzione di persone indicate da lui stesso e “Che a loro volta gli avrebbero garantito la preferenza elettorale”.
C’è anche l’accusa di turbata libertà degli incanti, che risale sempre al periodo in cui Alfonso Pisicchio era assessore della giunta Emiliano, quando avrebbe utilizzato “la sua influenza politica e le sue relazioni, tramite suo fratello Enzo, per una gestione clientelare del suo ruolo, con favoritismi per ottenere ritorni in termini di consenso elettorale, mediante assunzioni nelle imprese favorite o avvantaggiate di persone che assicurano il voto e che avevano militato anche nel suo partito”.
Giusto per non farsi mancare nulla, in mezzo ci sono anche accuse per polizze fideiussorie false per l’autorizzazione di attività estrattive nelle cave, e altre che sarebbero state sfruttate per avere finanziamenti dalla Regione Puglia.
Nel 2020, all’epoca delle indagini sulle promesse di assunzioni in cambio di voti, fu lo stesso Alfonso a dichiarare di avere ricevuto dalla Guardia di finanza “la notifica di un avviso di garanzia” e di aver “fornito da subito” la sua “totale disponibilità a collaborare con gli organi inquirenti”, aggiungendo che i “fatti oggetto di indagine” non riguardavano la sua attività istituzionale.

Sempre nel 2020, tra l’altro, balcone dell’abitazione di Enzo Pisicchio, durante le perquisizioni, vennero trovati 65 mila euro in contanti, nascosti in buste dell’immondizia. Denaro che gli investigatori definirono “verosimilmente di provenienza illecita” e a cui bisognava sommare “l’assunzione fittizia” e il pagamento della festa di laurea della figlia Rebecca, un’auto di servizio e un cellulare.
La giudice, che parla di “Mercimonio delle pubbliche funzioni” ha motivato le recenti misure di arresti e domiciliari con il pericolo di reiterazione del reato, considerando il ruolo politico di Alfonso Pisicchio, e sottolinea un “Indubbio allarme sociale anche alla luce del sistematico ricorso all’abuso del diritto, del mercimonio delle pubbliche funzioni piegate a vantaggio personale e privato, delle modalità delle singole condotte che hanno evidenziato una grande professionalità nel pianificare, organizzare e gestire, a diversi livelli e con compiti separati, il protocollo antigiuridico monitorato e dell’elevata entità del danno patrimoniale arrecato alle casse regionali e comunali”.
Per la Gip, inoltre, Pisicchio “utilizzava la sua influenza politica e le sue relazioni, tramite suo fratello Enzo, per una gestione clientelare del suo ruolo, con favoritismi per ottenere ritorni in termini di consenso elettorale, mediante assunzioni nelle imprese favorite o avvantaggiate di persone che assicurano il voto e che avevano militato anche nel suo partito”.
