
Autostrade, accordo all’alba: niente revoca ma fuori i Benetton dal Cda. Lo Stato sarà socio di maggioranza
Alla fine della seduta fiume del Consiglio dei ministri, il governo incassa quattro “sì” da Autostrade. Parte ora la trattativa che porterà i Benetton a una graduale uscita dalla società e al controllo del pacchetti di maggioranza da parte dello Stato
Nessuna revoca della concessione per Autostrade, ma la strada per l’uscita graduale di Atlantia, controllata dalla holding dei Benetton, è segnata.
Il Consiglio dei ministri finito all’alba poco dopo le 5 di questa mattina ha dato mandato a Cassa depositi e prestiti e ai ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, e delle Infrastrutture, Paola De Micheli, di avviare la trattativa con i Benetton su un fronte, e di trovare un accordo con Aspi su nuovi termini della convenzione entro il 27 luglio.
Sono quattro i punti su cui si giocherà la partita nelle prossime settimane, richieste partite nel corso delle notte da parte del governo con altrettante risposte positiva da Aspi: «Ci siamo – dicono fonti governative alla fine del Cdm – Se non rispettano gli impegni presi questa notte e che sono la base per l’intesa finale, sarà revoca».
L’obiettivo è portare la quota dei Benetton in Aspi fino al 10%, con lo scorporo di Atlantia da Autostrade, e facendo entrare Cassa depositi e prestiti nella società che andrebbe poi a quotarsi in Borsa entro un anno. In una prima fase, è previsto l’ingesso di Cdp in Aspi, nella quale diventerebbe socio di Atlantia, ma con un pacchetto di maggioranza del 51%.
Con lo scorporo, Atlantia passerà dal’88% di azioni attuale al 10-12%, soglia sotto la quale non si entra nel Consiglio di amministrazione. Nella seconda fase, Autostade sarà quotata in Borsa, portando la società a una presenza dello Stato forte assieme a un’alta quota di azionariato diffuso, fino al 50%, che consentirà l’ingresso di nuovi soci e la riduzione ulteriore della presenza dei Benetton nella società.
