Caso Telegram: libertà condizionata a Pavel Durov, ma non potrà lasciare la Francia

Caso Telegram: libertà condizionata a Pavel Durov, ma non potrà lasciare la Francia

Il fondatore di Telegram è stato rilasciato dietro il pagamento di una cauzione. Tra i reati che gli vengono contestati la mancata collaborazione alle indagini e la complicità nell’amministrare la piattaforma consentendo operazioni illecite da parte di un gruppo organizzato.

Pavel Durov, il fondatore del servizio di messaggistica Telegram, è stato rilasciato ieri sera, al termine delle 96 ore di massima estensione del fermo consentite dall’ordinamento giuridico francese, in seguito al pagamento di una cauzione di 5 milioni di euro.

Nei suoi confronti non sono state quindi emesse misure di custodia cautelare, ma il 39enne franco-russo è comunque obbligato a non uscire dalla Francia e a presentarsi due volte a settimana in una stazione di polizia per firmare.

Secondo il comunicato stampa del Tribunale di Parigi, firmato dal pubblico ministero Laure Beccuau, Durov (arrestato sabato 24 agosto scorso in seguito ad un mandato emesso l’8 Luglio) è stato incriminato con vari capi d’accusa, tra cui la complicità nell’amministrare la sua piattaforma permettendo operazioni illegali da parte gruppi organizzati, e la complicità nei reati commessi da questi (diffusione di materiale pedopornografico, traffico di stupefacenti, frode organizzata da bande criminali, associazione a delinquere finalizzata a commettere delitti).

Inoltre, nei suoi confronti ci sono anche le accuse di mancata collaborazione a seguito delle richieste ufficiali delle autorità competenti impegnate nelle indagini e di aver fornito “servizi di crittografia volti a garantire funzioni di riservatezza senza apposita dichiarazione e per la fornitura e importazione di un mezzo di crittografia che non garantisca esclusivamente funzioni di autenticazione o controllo dell’integrità senza previa dichiarazione”.

Va ricordato che Durov non è direttamente accusato di tali crimini ma, come accennato, di non aver collaborato con le autorità francesi nel fornire gli accessi alle chat incriminate e al materiale illegale che passano per il servizio di messaggistica. La politica di controllo minimo di Telegram è infatti una delle caratteristiche che rende l’applicazione popolare tra utenti e una delle più utilizzate, anche da perseguitati politici, spacciatori e truffatori.

Secondo una fonte interna alle autorità, Telegram difficilmente rispetta le disposizioni delle autorità. Come sottolinea Nunzia Ciardi, Vice Direttore Generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale: “Telegram è una piattaforma che garantisce un anonimato molto importante. Per cui viene scelta dalle persone che vogliono lasciarsi andare particolarmente. Poi c’è tutta una fetta di persone che lo scelgono per organizzare manifestazioni e interruzioni di servizio. Telegram collabora purtroppo poco e ha dei criteri di anonimizzazione molto potenti. Le investigazioni su quella piattaforma, pertanto, richiedono molto tempo. Ma non sono impossibili: c’è solo bisogno di una notevole perizia tecnica”.

Una mancata collaborazione da parte dell’azienda di Durov che costringe gli inquirenti ad agire sotto copertura all’interno dei gruppi organizzati coinvolti in varie attività illecite. Nelle ultime ore nei confronti di Durov, sarebbe anche emersa anche un’inchiesta per “violenze gravi” su uno dei suoi figli, che attualmente vive in Svizzera con la madre, ex compagna di Durov, che avrebbe sporto denuncia nel 2023. Questa indagine è affidata all’ufficio dei minori e riguarda dei fatti che sarebbero avvenuti nel 2017

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