Banditismo sardo: arrestato questa notte Graziano Mesina, uno dei dieci latitanti più ricercati
Scomparso dalla circolazione dopo la revoca della grazia dello scorso anno, l’ex bandito sardo è stato rintracciato, dopo un’accurata indagine, nella casa di una coppia di coniugi suoi amici. A loro volta arrestati per favoreggiamento.

Era stata organizzata un’intera squadra per cercare Mesina, con agenti, investigatori e carabinieri che hanno tenuto d’occhio parenti, amici, conoscenti e sodali dell’ex primula rossa del banditismo sardo, uno dei dieci criminali più ricercati d’Italia nella lista del Ministero degli interni, insieme a nomi come Matteo Messina Denaro e Attilio Cubeddu (irreperibile dal 1997).
Grazie a queste indagini Mesina è stato infine rintracciato questa notte, intorno alle 2.30, dai carabinieri dei Ros (insieme ai colleghi del Gis e del Comando provinciale di Nuoro) che hanno circondato un edificio in pieno centro di Gennargentu, Desulo. La casa appartiene a una coppia di coniugi, presenti al momento dell’irruzione e a loro volta arrestati per favoreggiamento. Mesina, che non ha opposto resistenza e non era armato, si nascondeva in una piccola stanza, dove sono stati trovati anche 6mila euro in contanti. Secondo gli investigatori, l’ex bandito si trovava in quell’appartamento da poco tempo, dal momento che dall’inizio della sua fuga ha cambiato spesso nascondiglio in Sardegna.
Una latitanza quasi perfetta, la sua: “Stava chiuso in casa, non è mai uscito, a Desulo nessuno si è accorto della sua presenza” ha poi dichiarato in conferenza stampa il generale Pasquale Angelosanto, che ha coordinato l’azione dei ROS.
Graziano “Grazianeddu” Mesina è uno degli ultimi, più famosi e pericolosi, esponenti di quel banditismo sardo a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Famoso, tra l’altro, per le sue numerose evasioni (ben 22, di cui 10 riuscite), ha anche fatto da mediatore per il sequestro di Farouk Kassami, il bambino rapito a Porto Cervo il 15 gennaio del 1992 e liberato il luglio successivo in circostanze mai del tutto chiarite.

Un ergastolo, varie sentenze accumulate, evasioni, sequestri di persona, associazione a delinquere per traffico internazionale di droga, un curriculum criminale che lo aveva fatto inserire nella lista dei più ricercati. Mesina, che oggi ha 79 anni, ha trascorso metà della sua vita in carcere. Il 12 dicembre 2016 fu condannato a 30 anni di carcere, ma venne scarcerato tre anni dopo per decorrenza dei termini, e ne approfittò per sparire dalla circolazione. Revocata anche la grazia, i carabinieri andarono a cercarlo nella sua casa il 2 luglio dello scorso anno ma non trovarono nessuno. Così Grazianeddu diventò la primula rossa del banditismo sardo, almeno fino a questa notte.
Già due ore dopo l’arresto, Mesina è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Badu ‘e Carros (dal quale nessuno è riuscito finora a evadere), a Nuoro, difeso dalle avvocate Beatrice Goddi e Maria Lusia Vernier.
“L’arresto odierno è stato possibile solo grazie alla vostra capacità di lavorare in maniera sinergica, sfruttando a pieno le rispettive competenze. Con la vostra professionalità e il vostro esempio rendete me e tutti i Carabinieri che quotidianamente svolgono il proprio lavoro, con altrettanta serietà e passione, pieni di orgoglio. Bravi” si è complimentato Teo Luzi, generale dell’Arma dei Carabinieri, rivolgendosi a tutti i componenti del ROS, del Comando Provinciale di Nuoro, del GIS e dello Squadrone Cacciatori di Sardegna.
