Caso Alberto Genovese, la ragazza abusata dall’imprenditore racconta per la prima volta la verità

Caso Alberto Genovese, la ragazza abusata dall’imprenditore racconta per la prima volta la verità

Oltre alle sue parole vengono fuori anche quelle di altre protagoniste di queste feste

La modella di 18 anni scappata dall’attico di Alberto Genovese dove sarebbe stata torturata e violentata per 24 ore durante i diversi party,  che l’imprenditore teneva nel suo attico al centro di Milano nella famosa terrazza ‘sentimento’ parla per la prima volta a Live Non è la d’Urso.

Terribile la testimonianza  di Vania (il nome è di fantasia), ossia la ragazza abusata da Alberto Genovese:
Dopo la notizia dell’arresto di Genovese – dice – ho iniziato a leggere tante cose. La cosa che mi fa più male sono i commenti di alcune persone che mi danno la colpa o di giustificare quello che mi è stato fatto. Quelle ore di paura che ho vissuto non si possono immaginare. Ho temuto e ho rischiato di morire. Ho avuto paura di non rivedere mia mamma mio padre. Io che sono la vittima, mi sono sentita più volte attaccata e offesa e questa è un’ulteriore violenza mediatica e chiedo un po’ di umanità. Al momento sono in cura da alcuni psicologi perché sono fragile e tutto questo odio nei miei confronti mi fa stare male. Sono una ragazza di 18 anni che ha appena finito gli studi ed essere associata ad una escort mi fa stare male. Io non ho mai ricevuto denaro, andavo lì per divertirmi e mi sono ritrovata a vivere un inferno. Chiedo di essere lasciata in pace per favore. Grazie Barbara per la delicatezza con cui avete interagito con me”.

Decisive, ai fini delle indagini, anche le ultime  dichiarazioni di Daniele Leali, l’amico di Genovese, che si occupava di stilare le liste per le feste, gli «eletti» ammessi nel superattico con vista Duomo a Milano.

Leali ha ribadito di non essere fuggito: «Sono 5 anni che vengo in Indonesia a novembre per lavoro, ho delle attività qui e un locale nelle Filippine». Leali si è scagionato («non è assolutamente vero che io portassi in giro piatti con la cocaina, ricordo però che c’era chi consumava stupefacenti»), ha spiegato che fino a giugno «i cellulari non venivano ritirati all’ingresso delle feste, poi ad Alberto è piaciuta l’idea perché serviva a socializzare». E si è detto assolutamente stupito del comportamento dell’amico: «Non me lo aspettavo, ho sempre visto andare donne con Alberto per il piacere di andarci. Il buttafuori invece è stato preso solo nelle ultime due o tre feste perché capitava che la gente circolasse per casa e finisse nella sua camera da letto». Dello stupro non sapeva nulla: «Ho saputo che un addetto ai lavori, uno che organizza afterhour a Milano, era andato a recuperare la ragazza domenica, a casa di Alberto. Io non c’ero, ho lasciato l’appartamento per ultimo verso l’una di notte con la mia compagna e sono andato a casa mia».
Leali ha precisato: «ho passato niente a nessuno, io non ho passato nessun piatto di droga a nessuno. Nessuno a quelle feste veniva pagato, si stava insieme solo per il piacere di fare festa nel momento in cui i locali erano chiusi per il lockdown».

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