Dalla stampa alle fake news L’informazione tra le più importanti “influencer” del web.

Dalla stampa alle fake news L’informazione tra le più importanti “influencer” del web.

La stampa è sempre più digitale e veloce ma se sotto l'aspetto tecnologico è molto più evoluta di anni fa, ci sono problematiche che riguardano le fake news

Di Annalisa Licciardiello

Oggi è facile reperire qualsiasi informazione on-line. La stampa si è evoluta ed è stata inglobata in un panorama digitale definibile come il “mondo dei nuovi media”. Ma i principi di libertà di stampa o l’obiettivo di propagazione di informazioni credibili e veritiere, sono compromessi o vengono mantenuti? Si è in grado di riconoscere una notizia vera da una fake-news?
Come evidenzia l’ultimo Rapporto Agcom sul consumo di informazione, Internet si è ormai affermato, dopo la televisione con il 90%, come secondo mezzo con finalità informativa, raggiungendo il 70% della popolazione; mentre il quotidiano cartaceo o una testata giornalistica affermata on line riesce a coprire il 60%. C’è una netta differenza tra l’ accesso alle fonti algoritmiche, pari al 54,5 %, e le fonti editoriali, pari al 39,4%. Ed è stimato che il 58% delle notizie sul web di natura politica risultano essere fake-news.
In termini sociolinguistici le trasformazioni sociali determinano sempre in qualsiasi epoca una modificazione della cultura, del modus vivendi, della forma mentis, dei modi di agire, di comunicare e di relazionarsi.
La necessità di un mezzo di comunicazione di massa nasce nella prima metà del Novecento con l’industrializzazione, processo tecnologico e scientifico, che causa un’urbanizzazione e una trasformazione della compagine geografica. Si sviluppano le nuove forme di comunicazione e di mediazioni culturali, prima fra tutte la stampa perché si accorciano le distanze, si riducono i tempi di divulgazione e si facilita la circolazione delle notizie. Quindi si crea una comunicazione di massa omogenea, ma passiva nella fruizione dei messaggi.
Una conseguenza questa di quella razionalizzazione produttiva teorizzata da Frederick Taylor e poi messa in atto da Henry Ford con la catena di montaggio, incrementando i ritmi produttivi abbassato il prezzo delle merci e favorendo i consumi. Consumi che fanno riferimento anche alla diffusione delle notizie che provenivano prima esclusivamente dalla stampa, poi dalla radio e infine dalla «sorella nemica»Televisione: tutte organizzazioni di massa che acquistano un peso nelle scelte collettive e individuali, dando vita a vere e proprie mode.
In particolare tra gli anni ’20 e gli anni ’40 la stampa come tutti gli altri media è utilizzata come uno strumento di potere politico e di controllo sociale; tra gli anni ’40 e i ’60 invece rappresenterebbe un più complesso sistema sociale, funzionale all’equilibrio del sistema stesso; a partire dagli anni ’70 funge da agente della socializzazione, ovvero come strumento di potere simbolico, con un ruolo incisivo nell’attività percettivo-rappresentazionale dell’audience.
In Italia negli anni tra le due guerre tutto ciò che passava per i mezzi di comunicazione di massa, la stampa prima e la radio dopo, rappresentava una manipolazione delle masse. La stampa con Mussolini venne utilizzata come strumento di propaganda, con l’obiettivo di controllare le opinioni. Mentre negli Stati Uniti il giornalismo rimaneva fedele al The Virginia Declaration of Rights firmato nel 1776, un mese prima della Dichiarazione d’Indipendenza, dove, nel paragrafo 12, si dice testualmente che: “La libertà di stampa è uno dei grandi baluardi della libertà, e non può essere repressa se non da governi dispotici”. Inoltre la polemica sui Pentagon Papers e la loro pubblicazione portò ad una sentenza cruciale delle Corte Suprema americana che tutti dovrebbero ricordare: “la libertà di stampa e di informazione è stabilita dalla Costituzione nell’interesse dei governati non dei governanti”.
Oggi l’informazione viaggia on line. Non esiste più la macchina da scrivere, ma il computer, non c’è più il rotocalco, ma la pubblicazione in rete tempestiva di tutto ciò che fa notizia, comprese le fake-news. Ciò che conta non è la notizia in sé, ma la visibilità che riesce a raggiungere.
L’obiettivo è quello di bombardare il lettore di notizie, colpirlo a ripetizione con pillole di contenuti che acquisisce passivamente senza accertarsi della veridicità del contenuto. Si fa sempre meno attenzione a ciò che si legge. Oggi si vuole creare sempre più «influenza». Come soggetti percepenti gli individui selezionano, tra gli stimoli che cadono sotto i sensi, soltanto quelli che li riguardano, che paiono congruenti e interessanti e gli stessi interessi vengono controllati da una tendenza a creare modelli. L’obiettivo finale è quello per il lettore di risparmiare energie e avere tutto a portata di un clic, per il redattore quello di avere maggiori visualizzazioni.
Resta da chiedersi cosa ancora sarà in grado di offrire la stampa in una gara così sfrenata alla visibilità dell’informazione. Ciò che appare certo è che sempre più raramente sarà possibile sfogliare un giornale seduti su una panchina, in metropolitana o davanti una tazza di caffè

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