Dopo la vittoria ottenuta in Basilicata, Salvini dirige e Di Maio esegue

Dopo la vittoria ottenuta in Basilicata, Salvini dirige e Di Maio esegue

E' evidente che le elezioni in Basilicata siano la prova per Di Maio che il M5S è sempre più in caduta libera. Il leader dei penstalleti chiede ora un confronto con il suo alleato di Governo. Salvini lo rassicura dichiarando "Quello che stiamo realizzando e portando a casa per gli italiani in questi nove mesi, non saremmo riusciti a farlo mai con chiunque altro in nove anni, quindi mi tengo ben stretto questo Governo".

Il centro destra trainato dalla Lega ottiene un nuovo successo in Basilicata con la vittoria di Vito Bardi (FI). Il nuovo governatore della regione distanzia di 9 punti il candidato del centrosinistra Carlo Trerotola, che avendo l’appoggio di 7 liste non è riuscito ad andare oltre al 33,1%. Molto distanziati, i Cinquestelle, con Antonio Mattia che si è fermato al 20,3%, anche se il M5s si conferma però il primo partito nella regione. Il Pd ha scontato di sicuro lo scotto del fallimento di Marcello Pittella, l’uscente presidente della Regione, travolto dalle inchieste nell’ambito della sanità. Nonostante le 7 liste che blindavano Trerotola e il deludente risultato avuto dopo 25 lunghi anni di governo di centrosinistra, quello ottenuto per Zingaretti è invece visto come un buon segnale di ripresa per il suo partito. E’ quello incassato dal M5S a fare invece tanto rumore, perché un partito forza di governo in una regione di 250mila elettori, ha un crollo del 44% rispetto alle elezioni politiche di marzo 2018. Di Maio della Basilicata ha commentato ottimisticamente, dichiarando a caldo che il M5S si conferma primo partito nella regione e se gli altri partiti non si fossero presentati alleati, sarebbe stato il suo partito a vincere sicuramente queste amministrative. “Il voto in Basilicata ribadisce con il crollo del M5S, il riproporsi di un nuovo bipolarismo -afferma Marina Sereni, coordinatrice enti locali del Pd- con un centrodestra guidato dalla Lega ed un centrosinistra che conferma la sua netta ripresa rispetto alle elezioni politiche dello scorso anno”. “A pochi giorni dal voto in Basilicata c’erano 4 candidati -prosegue Marina Sereni- sembrava impossibile, di fronte alle difficili condizioni venutesi a creare, per noi recuperare. La strada è lunga, ma è giusta: cambiare, ricostruire e radicare una nuova alleanza”. E se le dichiarazioni della Sereni corrispondessero a verità? Se ci fosse in atto un cambiamento generale negli umori dell’elettorato rispetto al M5S che si potesse cogliere ora, nei responsi usciti dalle urne in Basilicata? Zingaretti è della convinzione che ricostruire una larga e forte alleanza, da contrapporre al nuovo centrodestra Salviniano, sia l’unica soluzione. Anche se il progetto vecchio quanto il mondo si sia già dimostrato più volte nel passato come fallimentare, è l’unico forse proponibile al momento da un partito che non ha idee nuove e soprattutto carente di quella capacità di parlare in viso al popolo come invece sta dimostrando sempre più la destra. E dunque fa comodo al Pd prendere la palla al balzo, e sventolare così il ritorno del bipolarismo dopo l’esperienza lucana. In tutto ciò Salvini esultava con un “7 a 0″ il giorno dopo i risultati ottenuti in Basilicata. Di Maio arriva ad ammettere che c’è bisogno di una riorganizzazione del M5S. Oggi al suo alleato di Governo, il capo del movimento pentastellato chiede un commento e non vuole parlare di frizioni ma piuttosto di un confronto sfuggendo però da polemiche ingiustificate:” Ogni volta che il movimento porta a casa un risultato c’è un graffio da mettere, in modo tale che non sia proprio un risultato totalmente positivo, invece io credo che abbiamo fatto tante cose buone insieme e possiamo stare insieme per i prossimi quattro anni molto meglio”. Dal canto suo Salvini gli risponde:” Quello che stiamo realizzando e portando a casa per gli italiani in questi nove mesi, non saremmo riusciti a farlo mai con chiunque altro in nove anni, quindi mi tengo ben stretto questo Governo”. Rimangono ancora delle divergenze si da risolvere come esempio sulla flat tax, la Tav, e il rilascio della cittadinanza italiana al giovane Ramy di origine egiziana, ma sembra ormai chiaro alla luce della situazione politica che emerge dalle ultime amministrative dopo quelle di Sardegna e Abbruzzo, che l’unica strategia vincente per di Di Maio possa essere solo quella di restare in sella ad un cavallo vincente come quello di Savini. Perché è noto che in Italia chi stacca la spina ai governi, la sconta poi con i verdetti che escono dalle urne.

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