Germania: la ministra degli esteri conferma il blocco del gasdotto russo Nord Stream 2. Le conseguenze per l’Europa

L’attivazione del Nord Stream 2, il gasdotto tra Russia e Germania ultimato di recente, è stata bloccata per alcune questioni irrisolte di sicurezza e per i diritti dell’UE all’accesso all’energia.

 

A dichiararlo è Annalena Baerbock, Ministra degli esteri tedesca: in questa situazione il gasdotto non può essere approvato dalla Germania perché “Non soddisfa i requisiti del diritto dell’Ue in materia di energia e permangono questioni di sicurezza”. Si riferisce in particolare all’indipendenza dell’Ucraina e alla situazione al confine con la Russia, dove dal 2014 è in corso un conflitto nelle zone del Donbass: “La sovranità dell’Ucraina è la base per ogni azione e per ogni negoziato, ma la porta per i colloqui è sempre aperta e ora dobbiamo tornare al tavolo dei negoziati con la Russia, possibilmente nel Formato Normandia (l’insieme di Germania, Russia, Francia e Ucraina, i cui colloqui mirano a risolvere il conflitto nel Donbass, ndr)”.

Annalena Baerbock

 

Un poco più ottimista si è dimostrato il successore di Angela Merkel, Olaf Scholz, che in questi giorni ha incontrato Mateusz Morawiecki, il Primo ministro polacco che continua a sostenere lo stop del gasdotto. Già in passato il Cancelliere tedesco ha parlato di possibili conseguenze sul gasdotto, a causa del conflitto in corso nel Donbass (dove la Russia negli ultimi mesi ha installato decine di migliaia di soldati).
Sarebbe un grave errore credere che la violazione dei confini di un paese europeo rimanga senza conseguenze” ha confermato Scholz, sostenendo poi che la Germania, come stabilito nell’accordo Nord Tream 2 tra Washington e Berlino, sosterrà l’Ucraina nel suo sviluppo delle energie rinnovabili e continuerà a garantire il transito del gas nel paese.

Olaf Scholz, fonte: AdnKronos

Oriente, occidente e il ruolo del gas

Le dichiarazioni di Annalena Baerbock si inseriscono in un discorso più ampio, che riguarda un bene in particolare: il gas. Circa un terzo del gas importato in Europa proviene dalla Russia, e gli stessi importatori sono legati per contratto a una fornitura a lungo termine. Già a gennaio del 2006 si verificò una forte diminuzione nelle forniture di gas provenienti dall’est, causata dalla Russia che aumentò il prezzo delle forniture da 50 a 230 dollari per migliaio di metri cubi. In quell’occasione l’Europa si salvò intaccando le proprie riserve e iniziando seriamente a pensare alle fonti rinnovabili. A cavallo tra il 2008 e il 2009 si verificò un’altra crisi simile, questa volta causata dal ritardo dell’Ucraina nel pagamento di alcune forniture di gas. All’epoca Putin (che proprio in questi giorni ha sostenuto un video incontro con Biden) minacciò di diminuire i rifornimenti di gas all’Europa, se Kiev non avesse pagato il debito. L’Ucraina, a sua volta, reagì minacciando di bloccare il transito del gas verso l’Europa.

Il tragitto del North Stream 2

In quel caso la crisi venne risolta agendo su due fronti: l’Europa diversificò ancora di più le sue fonti energetiche, cosa che come abbiamo visto aveva già iniziato a fare con la crisi del 2006, e la Gazprom studiò un modo per trasportare il gas aggirando la rotta Ucraina passando sotto il Mar Nero. Una mossa che portò a un negoziato con l’ENI per la costruzione del South Stream.

Già da queste due storie si capisce la delicatezza e l’importanza dell’equilibrio tra l’oriente, rappresentato più che altro dalla Russia, e l’occidente dell’Europa (ma ci mettiamo anche gli Stati Uniti), con l’Ucraina nel mezzo. Aggiungiamo poi che il Cremlino, da parte sua, teme che Kiev entri nella NATO e non ha ancora accettato la relativa indipendenza dell’Ucraina, che in passato era una colonia dell’Unione Sovietica. Insomma, anche se non siamo più ai tempi della Guerra Fredda, la situazione non è ancora del tutto stabile.

In tutto questo il North Stream 2, che permetterà il transito di 55 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, viene usato come una sorta di ricatto. Consideriamo che la sola dichiarazione di Annalena Baerbock è stata sufficiente a far aumentare del 10% il prezzo delle forniture. Un altro importante elemento in questo equilibrio geopolitico è la Bielorussia, paese di transito di un altro importante gasdotto, lo Yamal-Europe. Minsk, infatti, minaccia anch’essa di sospendere le forniture di gas verso l’Europa se dovessero continuare le sanzioni nei confronti della Russia. Lo conferma lo stesso Aljaksandr Lukašėnka: “La Bielorussia interromperà le forniture di gas verso l’Europa se le sanzioni dell’Occidente la metteranno in una posizione di emergenza e non ci sarà il modo di rispondere con altre misure”.

Aljaksandr Lukašėnka

Da questo instabile equilibrio provengono gli aumenti delle forniture di gas previsti in Italia per i primi mesi del prossimo anno, stimati intorno al 40%. Per diminuirne l’impatto sono state studiate più soluzioni, tra cui una transizione ecologica, che permetterebbe di fare affidamento il più possibile sulle fonti rinnovabili, e i 3,8 miliardi di euro previsti dalla Legge bilancio, che dovrebbero sommarsi ai 5 già previsti dal Governo.

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