La MMT, la teoria della moneta moderna
La teoria della moneta moderna (MMT) è l'antidoto alle politiche economiche globaliste supportate dal mainstream neoliberista supportato dai politicanti dell'Eurozona, è stata presa in considerazione da Paragone ( Italexit) e da movimenti politici sovranisti come Vox Italia
La teoria della moneta moderna riconosce lo Stato come l’ente che ha il monopolio della valuta ed ha la facoltà di crearla, ha anche il potere di imporre la propria valuta attraverso la tassazione.
I cittadini dovranno avere la necessità di guadagnare la valuta funzionale per pagare le tasse, in caso contrario sempre lo Stato ( che come definito giuridicamente ha il monopolio delle forze coercitive) potrà pignorare ai cittadini i loro beni. I cittadini prestano la loro forza lavoro per poter far in modo di adeguarsi allo Stato che è quindi “il monopolista della valuta”, l’imposizione della tassazione nel settore privato crea l’offerta di lavoro e la cosiddetta domanda di valuta, poi successivamente compra l’offerta di lavoro ( si appropria quindi dei beni e dei servizi reali) e soddisfa anche la domanda di valuta.
In questo caso, l’economia si monetizza nella valuta di cui lo Stato ha il monopolio. Infatti tale istituzione permette di creare la disponibilità alle persone ( cittadini) di lavorare per lui attraverso il processo di “soddisfazione” di beni e servizi reali. Ciò differisce dalle teorie economiche propinate dal mainstream liberista, che asserisce che le tasse sono funzionali per il risanamento della spesa pubblica, questo in realtà non ha alcuna validità nel sistema monetario, poiché il monopolista della valuta non la può riscuotere se non la ha spesa, la capacità di spesa dello Stato non ha dei limiti finanziari ma limiti reali.
Le valute possono avere due direzioni, consumate nel settore privato per adempiere al pagamento delle tasse dell’anno corrente oppure per adempiere al pagamento delle tasse negli anni successivi. Se in un anno il settore privato risparmia più valute, è il risparmio finanziario netto che corrisponde al deficit del settore pubblico ( differenza negativa fra entrate e uscite fiscali nello Stato) definito anche come debito pubblico sul piano contabile. Quando il deficit dello Stato è troppo basso rispetto al desiderio di risparmio della valuta, ci ritroviamo nel fenomeno della disoccupazione.
L’imposizione della tassazione crea nel settore privato una “fetta di lavoro”, ma l’intero settore privato non potrà mai comprare l’offerta di lavoro generata dal monopolista della valuta che è lo Stato. Ciò significa che solamente chi ha il monopolio della valuta ( l’istituzione statale) potrà comprare quest’offerta di lavoro, anche se vi è un maggior deficit per soddisfare l’esigenza di risparmio di famiglie ed imprese, per raggiungere la piena occupazione, il sistema valutario e l’approvvigionamento di beni e servizi reali.
