La Svizzera rinnova l’impegno contro l’antisemitismo nel Giorno della Memoria

La Svizzera rinnova l’impegno contro l’antisemitismo nel Giorno della Memoria

Nel Giorno della Memoria, il presidente della Confederazione Guy Parmelin richiama la memoria dell’Olocausto, il valore del coraggio civico e l’urgenza di un impegno concreto e condiviso contro il ritorno dell’antisemitismo, del razzismo e di ogni forma di intolleranza, anche alla luce delle sfide attuali che attraversano la società svizzera.

Nel Giorno della Memoria, la Svizzera ribadisce con fermezza la propria determinazione a combattere l’antisemitismo e ogni altra forma di razzismo, intolleranza e discriminazione. È questo il messaggio centrale del presidente della Confederazione, Guy Parmelin, che ha sottolineato l’importanza di trarre insegnamento da uno dei crimini più atroci della storia affinché simili tragedie non si ripetano mai più.

Nell’81° anniversario della liberazione del campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz, la Confederazione ricorda i sei milioni di ebrei uccisi durante la Seconda guerra mondiale, onorando al contempo le popolazioni Rom, Sinti e Yenish e tutte le altre vittime perseguitate dal nazismo e dalla sua politica di sterminio sistematico e su larga scala.

Nel suo messaggio, Parmelin ha evocato anche una storia emblematica di persecuzione e sopravvivenza: quella di Eva Koralnik e Vera Rottenberg, sorelle di madre svizzera, perseguitate in Ungheria e sopravvissute alla politica di annientamento del Terzo Reich. Un “destino straordinario”, ha affermato il presidente, ricco di insegnamenti che devono orientare le azioni del presente e del futuro.

Con l’occupazione nazista dell’Ungheria nel marzo 1944 ebbe inizio la deportazione di massa della popolazione ebraica: tra maggio e luglio di quello stesso anno, oltre 430 mila persone furono deportate ad Auschwitz e in altri campi di sterminio. A Budapest, Berta Rottenberg, madre delle due ragazze, si trovò in una situazione di estrema vulnerabilità: il marito era stato costretto ai lavori forzati e lei, privata della cittadinanza svizzera in seguito al matrimonio con uno straniero, doveva proteggere le figlie in una città segnata da continue retate. A ciò si aggiungeva la chiusura delle frontiere svizzere ai rifugiati ebrei fino al luglio 1944.

La salvezza arrivò grazie al coraggio del diplomatico svizzero Harald Feller, che riuscì a procurare alla famiglia i documenti necessari per lasciare l’Ungheria e rifugiarsi in Svizzera. Una vicenda che dimostra come un’intera comunità possa essere perseguitata unicamente per la propria identità e che richiama all’urgenza di contrastare con decisione il ritorno dell’antisemitismo, oggi visibile anche in Svizzera. È inaccettabile, ha ribadito Parmelin, che persone e comunità ebraiche tornino a sentirsi minacciate in una società democratica fondata sulla tolleranza, sul rispetto e sulla pacifica convivenza.

La storia della famiglia Rottenberg mette inoltre in luce la resilienza dei sopravvissuti. Dopo aver ricostruito la propria vita in Svizzera, Eva Koralnik è divenuta una stimata agente letteraria, mentre Vera Rottenberg è stata la seconda donna a ricoprire la carica di giudice presso il Tribunale federale. Ancora oggi entrambe sono attivamente impegnate nella prevenzione e nella sensibilizzazione delle giovani generazioni.

Il salvataggio della famiglia evidenzia anche il valore del coraggio civico. Harald Feller, riconosciuto come “Giusto tra le Nazioni”, assunse gravi rischi per proteggere altre persone, andando ben oltre i propri doveri. Se l’eroismo non può essere preteso da tutti, ha sottolineato il presidente della Confederazione, ciascuno può però agire nel proprio ambito, anche in modo discreto, guidato da un’etica della responsabilità e dell’impegno per il bene comune.

Raccontare i fatti storici e trarne insegnamento resta essenziale per prevenire il ripetersi di simili atrocità. In quest’ottica si inserisce il futuro memoriale svizzero dedicato alle vittime del nazismo, che il Consiglio federale ha deciso di erigere a Berna: il progetto dovrebbe essere selezionato nel 2026 e realizzato nel 2027, in collaborazione con la città. Un’iniziativa resa ancora più urgente dall’aumento delle radicalizzazioni identitarie e dell’intolleranza, contro le quali la Svizzera ha recentemente adottato la sua prima strategia nazionale contro il razzismo e l’antisemitismo.

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